ci sono mattine perfette, altre meno

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Ci sono quelle mattine in settimana perfette, in cui il cielo è azzurro e tu ti senti già più ben disposta solo per questo. Prepari la colazione senza correre, ti prepari per andare a lavoro prima che i figli si sveglino, ti godi la solitudine di 20 minuti senza ansie per la giornata che verrà perché oggi è “the day after” e tutte le corse e le agitazioni di ieri sono archiviate e superate dal successo della scorso giornata che ti ha lasciata stanca ma soddisfatta.

Poi si svegliano i ragazzi e incredibilmente sembrano mediamente di buon umore, devi chiamarli mille volte per farli alzare dal letto, ma alla fin fine ci riesci, senza neanche troppe lamentele. E pensi che oggi ce la potete fare a essere la famiglia del mulino bianco, quella serena e sorridente. Che oggi potresti essere la mamma delle pubblicità, che truccata e ben vestita accompagna i bambini a scuola sorridendo e ripassando gli onnivori, gli erbivori, i carnivori e la catena alimentare.

Ci sono mattine perfette. E poi ci sono le altre.

E poi finisce tutto, quando il figlio grande scopre la sua ultima dimenticanza della settimana, l’ennesima dopo mille raccomandazioni, discorsi e promesse. Scopre l’ennesima cosa che ha perso, incurante della responsabilità di prendersi cura del proprio materiale e del fatto che ogni cosa ha un valore, economico o affettivo che sia. E si trasforma, da ragazzo grande e responsabile che gestisce la propria giornata in autonomia, in un bambino capriccioso che continua a ripetere “ma io l’avevo messo nel porta penne il pennello…” come se esistesse un complotto che tira fuori dalla cartella dei miei figli i loro pennelli, borracce, verifiche, quaderni su cui fare i compiti e li disperdesse in giro.

In quel momento pensi che se per caso Jacopo si trova inserito al centro di una catena alimentare, chi si nutre di lui potrà estinguersi. Perché non arriverà alla fine della giornata se avrete troppe occasioni di incontrarvi tu e lui. E ringrazi il lavoro a tempo pieno che ti toglie tuo figlio da sotto gli occhi. E dalle mani.

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