spio le loro vite

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Lo confesso sono una spiona. Non l’ho saputo finché non ho avuto dei figli. E ne ho avuto la certezza quando loro sono diventati sufficientemente grandi da potermi salutare e fare esperienze senza di me.

Spio le loro vite quando cerco di interpretare il mal umore di Jacopo tornato dall’allenamento di basket e aspetto che mi dica qualcosa. Aspetto, perché anche scegliere il momento in cui condividere una delusione è qualcosa che spetta a lui, non a me.

Spio la socialità inarrestabile di Lucia, le sue relazioni multiple e il suo magnetismo, la sua capacità a volte inconsapevole di essere leader nelle situazioni più disparate. Il suo talento naturale a fare ciò che serve quando serve, facendolo sembrare scontato e naturale.

Spio la voglia di lasciare il nido di Diego e la sua paura nel fare il primo passo. La sua curiosità per ciò che è nuovo, le sue risate cameratesche coi compagni di scuola e degli scout, i suoi giochi autonomi.

Spio le loro vite e, nel farlo, faccio un passo indietro. E come una vera spia cerco di non farli accorgere che io sono lì, che li osservo, che li ammiro. Decido di stare un po’ defilata perché il loro mondo vada oltre me, oltre le mie cure, oltre le mie aspettative e le mie apprensioni. Oltre il mio amore. Potrei esserci sempre, intervenire a ogni caduta che mi toglie il fiato, assistere a ogni prova, a ogni esperienza. Ma perderemmo tutti qualcosa.

Io perderei la gioia di veder Diego che torna felice da un’uscita, ripetendosi la stessa barzelletta con le sue amiche. Lui perderebbe l’orgoglio di avercela fatta a lasciare la mia mano, per scoprire che sa camminare da solo e di mani pronte ad aiutarlo ce ne sono molte altre.

Io perderei lo stupore di vedere Lucia organizzata ed efficiente a gestire da sola i suoi spazi e i suoi impegni, muoversi come se fosse a casa sua in palestra come agli scout. Lei perderebbe l’indipendenza che ha dentro come una voce che urla, un bisogno quasi fisico a cui non si può sottrarre.

Io perderei i racconti di Jacopo di quanto costa la pasta nel supermercato di Venezia in cui ha fatto la spesa con gli scout, discorsi degni della migliore delle massaie. Lui perderebbe la consapevolezza che diventare grandi vuol dire avere più spazio, per fare e per sbagliare, per scegliere. E per avere la responsabilità, nel bene e nel male, della propria vita.

Se fossi sempre con loro vedrei solo coi miei occhi il mondo. E invece ho la fortuna di avere anche i loro occhi che possono raccontarmi la realtà.

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