ciao, ci sentiamo

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Mi è successo qualche giorno fa, mentre stavo lavorando al computer. Ascoltavo musica varia e intanto continuavo col mio lavoro, quando una voce familiare mi ha fatto fermare: era la voce di Gianmaria Testa, cantante che ho conosciuto grazie a Flavio e che ho visto con lui in molti concerti, l’ultimo in una serata di luglio magica alla Zizzola a Bra. La sua voce, così vicina e intima, mi ha fatto fermare. O forse fremere. È stato come sentire la voce di un amico che non avrei più potuto sentire e ha fatto vibrare la mia pelle e il mio cuore, in un misto tra pace e malinconia, in una galleria di ricordi di vari momenti della mia vita in cui quel timbro, quel modo di sussurrare le parole, hanno significato tanto per me. E ho pensato all’emozione che deve provare la sua famiglia nel risentire il suo timbro, la sua intonazione, il suo modo di fare le pause tra una parola e l’altra, come per pesare bene l’aria, per permettere alle vibrazioni di diffondersi.

Non è qualcosa da poco. Non è da poco avere delle tracce di chi è stato parte della nostra vita, tracce da ripercorrere ancora e ancora, tutte le volte che ne abbiamo bisogno, tutti i momenti in cui ci manca. Ho nel portafoglio molte tracce di chi mi manca ogni giorno tanto, come se fosse appena andato via. Ho un pezzo del cinturino dell’orologio di mio nonno, con i punti di pinzatrice per tenerlo insieme, ho una sua foto dell’ultima carta d’identità e il brano che ho letto al suo funerale, le parole che lui aveva affidato a uno studente per raccontare la sua storia e la storia di tanti come lui, operai durante la guerra. Ho un biglietto che Enrica ha scritto per mio figlio Jacopo, nell’ultimo compleanno che ha festeggiato con noi. Lo so che non è mio e mi sono appropriata di qualcosa che non mi appartiene, ma lì c’è la sua scrittura, in quelle firme messe da lei per tutta la sua famiglia c’è il suo accompagnarci a lasciarla andare, quando lei già sapeva che l’avremmo dovuto fare molto presto.

Sono affamata delle tracce degli altri nella mia vita, le colleziono e le custodisco. Perché so che quando quelle persone mi mancheranno, quando non potrò più sentire quella voce e vedere quegli occhi grigi, avrò bisogno di segni concreti, di oggetti da stringere in mano come amuleti per riportarli vicino a me, non solo nel mio cuore dove vivono ogni momento. Quando starò lavorando e facendo tutt’altro, quella voce, così straordinariamente e naturalmente familiare mi ridarà lo stesso calore, lo stesso senso di pace di quando l’ho ascoltata in tanti concerti.

Ciao Gianmaria, continuerò a sentirti come uno di famiglia.

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