tu dov’eri?

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Potremmo fare una mappa collettiva. O un album fotografico comunitario, che raccolga le immagini di quell’attimo.

Ci sono eventi che richiamano subito la domanda: tu dov’eri? Sono a volte eventi privati (dov’ero 15 anni fa quando mia sorella ha partorito la sua prima figlia, nonché mia prima nipote? dov’ero quando mia mamma mi ha detto che la sua amica aveva delle macchie sospette sui polmoni? dov’ero quando mi hanno detto che mio figlio era stato preso nella sezione musicale?), a volte eventi collettivi, che ci riguardano come membri di una comunità più o meno allargata, più o meno intima e affiatata.

Oggi è il 23 maggio, anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone, di sua moglie e della sua scorta. E quasi in automatico sui social network ha preso vita il “dov’eri”: io ero a casa e il giorno dopo in coda per entrare al salone del libro con un’amica; altri erano tornati da un’uscita scout in bicicletta; altri ancora l’hanno saputo ascoltando la radio. Fa sorridere il “dov’eri”, ma è qualcosa a cui non sappiamo sottrarci, almeno non io. Ed è qualcosa che in qualche modo ci fa sentire meno soli. Eravamo tutti in posti diversi, ma sapere che un’altra persona ricorda esattamente in quale posto si trovasse e con chi, oppure che facilmente possa far tornare alla superficie della coscienza com’era vestita, cosa aveva intorno, se c’era il sole o il vento, oltre a quali sensazioni abbia provato, da il senso di un evento collettivo. Collettivo e importante, capace di segnare una traccia indelebile nella nostra vita, di definire un prima e un dopo.

È in questi punti, in questi snodi che la Storia incontra le storie, che tocchiamo con mano il senso di essere comunità, la vicinanza con gli altri, anche sconosciuti. In questi momenti ci rendiamo conto che la realtà intorno a noi entra nella nostra vita, anche se non avremmo voluto.

Quando è morto Berlinguer ero a casa dei nonni e mio nonno ha saputo la notizia al telefono; quando ha posato la cornetta le lacrime scorrevano sulle sue guance, in silenzio. Quando l’amica di mia mamma ha scoperto delle macchie sospette sui polmoni avevo appena prelevato al bancomat, in pausa pranzo. Quando mia sorella ha partorito la sua prima figlia, ho chiamato mio marito (che non era il mio fidanzato) e lui mi ha chiesto “sta piovendo?”, perché era in Vespa. Quando c’è stato l’attentato al Bataclan ero a sentir parlare un amico del libro che aveva appena scritto, con mio figlio e i figli di amici.

Ci sono alcuni eventi, forse non più di 10 che sono rimasti nella mia memoria, anche perché ricordo dov’ero. E se costruissimo una mappa collettiva io saprei dove mettere il mio segnaposto.

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