ritenta, sarai più fortunato

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Quando ero piccola c’erano i cicles (nota del traduttore: gomme da masticare, come le chiamano tutti quelli che vivono fuori Torino) che ti facevano vincere un premio. Toglievi la carta con la trepidazione tipica dei grandi momenti e speravi di leggere “Hai vinto”. Non succedeva quasi mai, o almeno io non ricordo sia mai successo a me. Però quello era comunque un mondo gentile, che ancora lasciava un barlume di speranza e in quell’involucro trovavi uno stimolo ad andare avanti “Ritenta, sarai più fortunato”. Della serie, nulla è perduto, hai ancora un’altra possibilità.

Come i figli degli anni 80, convinti che nei Big Babol ci sia il grasso dei topi, ma assuefatti dal loro aroma chimico indimenticabile, la nostra democrazia affronta il mondo con la stessa leggerezza con cui noi scartavamo i cicles. Promuovi un referendum per uscire dall’Europa e poi ci ripensi e vorresti trovare proprio quella carta lì: ritenta, promuovine un altro, in fondo abbiamo scherzato e c’è sempre un’altra occasione.

In una festa estiva un ragazzo si tuffa in piscina anche se non sa nuotare e quando si sbraccia per attirare l’attenzione degli altri nel disperato tentativo di salvarsi, gli amici credono che stia scherzando e non intervengono. E lui muore. La prossima volta magari non si butterà in piscina , la prossima volta magari gli amici a bordo vasca rideranno solo dopo essersi assicurati che non stia chiedendo veramente aiuto. Ritenta, sarai più fortunato.

In un isolato con una scuola media aprono non uno, ma ben due centri scommesse sportive e sala slot. E i ragazzi che escono da scuola passano di fianco ad adulti che bivaccano lì davanti a qualsiasi ora del giorno, fumando, parlando di pronostici di partite, vivendo costantemente nella speranza (che forse ormai è certezza) che la prossima sarà la volta buona. E che la vita si trasforma così, con una puntata giusta, con una combinazione azzeccata di simboli.

Viviamo immersi in un’eterna immaturità. Potremmo chiamarla adolescenza, ma non sarebbe corretto. Non nei confronti di quelli che adolescenti lo sono per età anagrafica, giustificati nei propri dubbi e nel proprio senso di onnipotenza dalla scarsa abitudine all’insuccesso, dall’inesperienza, dall’affacciarsi solo da poco nel mondo delle scelte e delle porte che si aprono, ma poi si chiudono. E se noi, che dovremmo aver superato quella fase, siamo convinti di avere in mano il passe-partout che ci permetterà di riaprirle infinite volte quelle stesse porte, nessuno andrà lontano. Nè gli adolescenti veri, né quelli di ritorno.

E nel caso tu possa ritentare, sbatterai di nuovo il naso.

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