ho incontrato una futura donna

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È arrivata con i suoi jeans neri strappati sulle ginocchia, la sua maglietta nera e i suoi occhi azzurri, come un lago di montagna. Ha cercato di non farsi notare fin dall’inizio, ma la sua eleganza, la sua bellezza inconsapevole, la luce che brilla dentro e che traspare dalla pelle, dalla voce, dai modi non riusciva a stare nascosta.

Quando chi conduceva il gioco ha detto “Scegliete la persona più misteriosa” sono andata dritta verso di lei. E l’ho guidata, toccandole solo gli indici con i miei indici, lei con gli occhi chiusi e io aperti. E poi viceversa: ho chiuso gli occhi e ho sentito i suoi movimenti. E i miei piedi si muovevano, senza indugio, senza paura, senza strappi.

Ho ascoltato le sue parole, sempre misurate, sempre pensate, sempre personali. Ho sentito la sua voce profonda quando pranzando vicino mi ha raccontato della sua scuola, della sua terra, la Svizzera, della sua famiglia e della vita di suo nonno, di origine vietnamita.

Per 6 giorni l’ho guardata e annusata, seguita a volte da lontano e a volte da vicino. Subito pensando di voler aprire quella porta e vedere cosa aveva dentro. Poi apprezzando lo spiraglio lasciato aperto da lei, lasciato apposta, mi piace pensare, perché io potessi vedere la luce che inondava le sue stanze e le ombre che impedivano di capire e vedere tutto.

Ho incontrato Alice in questo campo, una meravigliosa 15enne svizzera, l’incarnazione della frase di Guccini “bella di una sua bellezza acerba”. Ho incontrato i suoi dubbi, la sua goffaggine, il suo sentirsi incompleta e indefinita. Ma ho anche visto la sua forza, la sua intelligenza indipendente e autonoma, la sua energia piena di vita e di interesse per il mondo. Ho incontrato i suoi silenzi e le sue parole. Ho visto lei e un po’ ho visto me a 15 anni. E vorrei essere stata capace di abbracciarla di più, di accoglierla di più, di strapparle più parole e più racconti.

Ma l’ho lasciata nel suo spazio, togliendomi le scarpe prima di entrare e quando l’ho salutata ieri, lei lo sapeva che aveva scavato un posto nel mio cuore e forse qualcosa di me è rimasto nel suo.

Grazie per questo incontro, meravigliosa donna. Grazie per aver lasciato la porta socchiusa per farmi vedere cosa hai dentro. È un bellissimo mondo, fatto di dubbi e di pensieri. Grazie per essere entrata nel mio cuore, mi scalda il pensiero dei tuoi passi sulla strada.

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