la libertà, non è star sopra un albero

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C’è una canzone di Gaber che per tanti anni, quelli dell’adolescenza e dell’impegno, è stata un mantra che ho ripetuto a tante assemblee studentesche: la libertà non è star sopra un albero.

Non disconosco queste parole e la passione con cui le ho pronunciate così spesso, invitando gli altri all’azione, anche quei compagni di classe che facevano del silenzio assenso la loro bandiera (e dell’assenza alle manifestazioni il loro modus operandi). Non disconosco l’invito all’azione quale spontaneo e naturale completamento di questo verso. Ma credo che siamo in tempi in cui serva anche dire che la libertà non è neanche scendere dall’albero e costruire con la forza il mondo “giusto” che abbiamo in mente.

Non è libertà reagire ai torti subiti a scuola, alle prese in giro, all’arroganza altrui, agli atti di bullismo prendendo una pistola e sparando a perfetti sconosciuti come in “Un giorno di ordinaria follia”.

Non è libertà decidere che i disabili non siano degni di abitare questo mondo e ucciderne 19, per liberare la terra da queste persone. Non è libertà lasciare una recensione indignata su tripadvisor perché nell’albergo in cui si soggiornava coi propri figli ci sono anche molti ragazzi disabili e sostenere che “non è un bello spettacolo per i miei figli”.

Non è libertà portare una bambola gonfiabile sul palco di un comizio pubblico e definirla la sosia della presidente della Camera. Non solo perché è offensivo nei confronti del presidente della Camera, ma perché è offensivo nei confronti di qualsiasi donna.

C’è la libertà di parola, c’è il diritto ad avere una propria opinione e poi c’è la realtà e la coscienza: che ti fanno capire che certi atti sono violenti e basta, senza alcuna giustificazione; che certe opinioni sono crimini e in passato hanno portato a genocidi di massa; che gli spettacoli indegni, per grandi e piccini, sono quelli in cui non si ha rispetto per le persone e la diversità, che fa paura o sembra inguardabile solo a chi ha il cervello troppo piccolo per ragionare sul mondo fuori da lui; che certe battute non sono battute, ma offese che devono far accapponare la pelle e indignare chiunque, di qualsiasi sesso o parte politica sia.

La libertà non è star sopra un albero. Ma non è neanche scendere e farsi giustizia da soli.

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