nulla da dimostrare

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Riunione di prima elementare, 50 genitori o poco meno seduti su sedie troppo basse davanti a banchi che arrivano alle ginocchia, con pennarelli dispersi sotto e disegni su fogli di recupero. Di fronte due maestre, una più giovane di circa la metà dei genitori, un’altra più vecchia, di una decina d’anni, quelli che aiutano a mettere una distanza.

– Io non ho niente da dimostrare a voi genitori, vi dovete fidare di me perché io sono la maestra di questa scuola –

Avrei potuto indispettirmi per questa frase perentoria, detta guardandoci negli occhi, uno per uno. Avrei potuto pensare che quella maestra è un’arrogante e che discuteremo per i prossimi 5 anni. Avrei potuto ascoltare con molto sospetto tutte le cose che avrebbe detto nel resto della riunione.

E invece mi sono sentita rilassata e serena dopo questa affermazione così sicura, netta, indiscutibile (nel senso che non chiede di aprire una discussione). Rilassata perché se una una maestra sente di non aver niente da dimostrare a me mamma, saprà fare le sue scelte educative secondo coscienza e non secondo convenienza o cercando il consenso di noi genitori. Se non ha niente da dimostrare non pretenderà che io dimostri qualcosa a lei e così potremo incontrarci e parlare di quel ragazzo di sei anni che interessa a tutte e due, mettendo lui al centro e non noi due. E poi quella maestra a me ha già insegnato una lezione: che è importante vivere le proprie relazioni, senza aver nulla da dimostrare.

Allora decido che non ho da dimostrare le mie attenzioni ai miei figli, ho da occuparmi di loro, interessarmi alle loro attività, ascoltare i loro pensieri, condividere le nostre emozioni e crescere insieme. Se degli amici vengono a cena per la prima volta a casa mia non ho da dimostrare di essere una cuoca provetta e riempirli di cibo a non finire. Perché mangiare insieme è un pretesto per condividere una serata e connettere dei pezzi delle nostre vite e in questo la buona riuscita del cibo o ancor di più la quantità, non è così rilevante. Non ho da dimostrare la mia vicinanza e il mio affetto ai miei suoceri o alla famiglia di mio marito. Perché le cose che faccio non sono generosità, ma il normale modo di stare insieme, di prendersi cura delle persone a cui si vuole bene.

Quando smetti di dimostrare, puoi iniziare a vivere: il percorso che hai davanti, le relazioni con le persone che incontri, gli eventi che capitano sulla tua strada. E puoi fare delle scelte, sbagliare e ricominciare, crescere e raccogliere i risultati dei tuoi sforzi senza preoccuparti di cosa le persone stiano pensando di te. Mi prendo questo impegno: di cercare di fare le mie scelte non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per rispettare la mia intelligenza e la mia coscienza. Di essere quello che sono, aperta alle critiche ma serena rispetto alla mia onestà.

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