la classifica dei compiti

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Sto cercando di fare una classifica, ma sono ancora fortemente assalita dai dubbi.

Tre figli in età scolare significano un weekend passato a gestire come un vigile i consigli e l’aiuto sui compiti. Non mi lamento dei compiti a casa, anzi. Credo, forse andando contro corrente, che siano indispensabili per far sedimentare le cose imparate a scuola, per esercitarsi da soli in un ambiente sicuramente non ottimale per creare le condizioni migliori per l’apprendimento (il profumo dell’arrosto che cuoce sul fuoco e l’aria fredda che arriva dalla porta del balcone aperta perché io sto stendendo sono ottime scuse per pensare ad altro).

Però non posso nascondere che affrontare una mattina di compiti con tre figli contemporaneamente non sia qualcosa da cui fuggirei volentieri. E non so dire cosa mi piaccia di meno.

Se cercare di recuperare reminiscenze di analisi grammaticale o logica per aiutare il grande con gli esercizi di grammatica. Ieri mi ha chiesto “mamma, cos’è occorre nella frase <occorre comprare il latte>” “sicuramente un verbo” “ma figurati” “e cos’altro vuoi che sia! potrebbe essere un imperativo?” “mm…” risponde incerto; interviene Flavio “si, forse è un imperativo”. Dopo un po’ di pensiero solitario, Jacopo torna in cucina e mi dice “credo sia un imperativo, come ha detto papà” “veramente l’ho detto io” “si ma non è che puoi saperle sempre tu le cose di grammatica”.

Oppure ripassare cosa fa il geografo e cercare di ampliare il vocabolario di Lucia che già parlando di cosa ha fatto ai giardini utilizza sempre le stesse 4 parole figuratevi lo sforzo sovrumano fatto per riuscire a ripetere di cosa si occupano gli aiutanti del geografo (“il geologo studia le pietre” “non si dice così Lucia, si dice <minerali>” “beh, ma è la stessa cosa”).

Per ultima la new entry: i compiti di Diego. La prestazione migliore del weekend è stato sentire e cantare insieme le canzoni di inglese, soprattutto quella sull’autunno. Il piccolo della famiglia ha un grande talento per lo show ed è in grado di spaziare dal canto al ballo con grande maestria. Peccato non abbia ancora capito che l’inglese è una lingua, fatta di parole che hanno un significato e non un grammelot musicale ma assolutamente senza senso. “Let’s find mushrooms” è diventato “lez a mascgam” e non è servito a niente provare a ripetergli le parole, fargli la traduzione e sillabarle: lui stava già ballando, applaudito dai fratelli maggiori (che ne approfittavano per distrarsi).

Dopo questa prova di coraggio del fine settimana, questa mattina andando a scuola Diego mi chiede “Hai controllato che io abbia fatto tutti i compiti?” “Si, ma sei tu che devi controllare” “E ma io non so ancora leggere”.

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