amo i traslochi

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Nell’appartamento di fianco al nostro, dopo gli interminabili lavori di ristrutturazione che hanno deliziato le mie giornate di home working di tutto il mese di settembre, oggi stanno facendo il trasloco. Le voci che sentiremo oltre il muro non saranno più rimbombanti come se abitassimo di fianco alla grotta di Alì Babà e i 40 ladroni, stendendo la biancheria in balcone forse incontrerò altre mani e altri pantaloni stesi (e speriamo che anche loro di tanto in tanto facciano cadere qualcosa, altrimenti sarò l’unica sbadata della casa). Ho visto i cartelli che segnalavano il trasloco già qualche giorno fa sotto casa e mi sono resa conto che di giorno in giorno ero più emozionata. Sono strana, ma devo ammettere che amo i traslochi.

Amo gli scatoloni che si riempiono in una casa e si svuotano in un’altra, amo l’obbligo di selezionare tra quella montagna di cose che accumuliamo in ogni posto in cui appoggiamo la nostra esistenza. Amo il quaderno in cui scrivere cosa contiene ogni scatola (io l’avevo fatto), che ti da un senso di prevedibilità e di ordine, amo la scelta di dove rimettere bicchieri, pirofile e pentole nella nuova cucina. Amo la superficie calda e lucida dei piatti che escono scintillanti dalla lavastoviglie dopo aver abbandonato la loro copertina protettiva fatta di carta di giornale. Amo i figli che si muovono incerti in quelle nuove stanze, amo la scelta di dove posizionare i quadri, amo le piante caricate per ultime sul camion dei traslochi, amo quelle che il vecchio abitante della casa lascia sul balcone, per dimenticanza o forse per farti un regalo.

Quando abbiamo traslocato, 9 anni fa, sono stata l’ultima ad andare via dalla casa che lasciavamo. Ho preso il borsone con le lenzuola, il piumone, un cambio di vestiti per il giorno dopo, la caffettiera, l’attaccapanni che avevamo dimenticato di metter in una scatola e ho chiuso la porta di casa. Con emozione, più che malinconia. Con felicità per quello che quelle pareti avevano visto (il nostro matrimonio, la nascita di due figli, tanti amici e famiglia) e ottimismo per quello che i muri della casa nuova avrebbero saputo contenere (un altro figlio, nuovi progetti lavorativi, ancora tanti amici e famiglia e chissà cos’altro). Amo i traslochi perché profumano di un nuovo inizio, della vita che continua, di porte che si aprono. Amo i traslochi perché i cambiamenti di solito non mi spaventano e mi mettono quell’inquietudine positiva che mi fa fremere.

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