un’età meravigliosa

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C’è una meraviglia in ogni età, una prateria di possibilità in cui correre e spaziare, di conquiste fenomenali e scoperte che cambieranno la vita di chi le fa e anche di chi sta intorno. Imparare ad allacciarsi le scarpe, a leggere e scrivere, ad andare in bici senza rotelle e a sciare è un passaggio in un mondo nuovo, più autonomo, più ricco e stimolante.

Ma c’è un’età meravigliosa, in cui la posta in gioco non è ciò che fai e puoi imparare fare, ma ciò che sei. Non arriva per tutti nello stesso momento, non dura un giorno o un anno, forse ha un inizio e non una fine. Non genera un premio, ma una continua faticosa conquista, spazi di autoconsapevolezza via via sempre più ampi e alla fine, qualche volta, genera serenità, senso di appagamento e di equilibrio.

Abito nella stessa casa di un ragazzo che sta diventando grande, che sta scoprendo quello che vuole essere o non essere. Abito con un individuo che oscilla tra speranza e disperazione, ottimismo e rabbia, spinta generatrice e momenti in cui sembra che l’obiettivo sia radere al suolo qualsiasi cosa. Abito con un bambino che si trova piedi enormi e gambe lunghe che lo portano lontano dal nido, che ha spalle larghe e orecchie attente che gli fanno captare ogni voce intorno. Abito con un ragazzo che ha ancora un cuore incerto che trema quando si emoziona troppo, che ha occhi fermi che a volte trattengono a fatica le lacrime. Abito con una persona che cammina sul filo e cerca equilibrio, allarga le braccia per trovare sostegni, abbassa lo sguardo per capire dove mettere i piedi e non vede l’obiettivo del suo percorso. Abito con una persona che ha davanti tutte le scelte della propria vita, soprattutto una, quella fondamentale: decidere chi essere, decidere se costruire o smontare, decidere in che senso fare la differenza.

Perché, volente o nolente, quel ragazzo che abita con me può fare la differenza, nella sua vita come in ciò che ha intorno. E da questa responsabilità non si sfugge: ci si può nascondere, si può mettere la testa sotto la sabbia e rimandare la scelta. Ma poi il momento arriverà e lui dovrà comunque scegliere chi vuole essere, da che parte vuole stare. Non io, ma lui. Io, come chiunque altro, sono solo spettatore, porta che può stimolarlo a uscire allo scoperto, specchio che può invitarlo a guardarsi in faccia. Sperando che poi possa vedere qualcosa che gli piace.

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