diritto alla propria voce

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Oggi ho chiesto ai ragazzi di fare un disegno o scrivere qualcosa pensando ai diritti dei bambini e dei ragazzi. Ci sono dei diritti che conosco bene, ma troppo spesso dimentico.

Il diritto di litigare: quando i miei figli si attaccano l’un l’altro e gridano e si trattano male li riprendo, li sgrido, minaccio castighi. E invece dovrei ricordarmi le mie litigate con mia sorella e con la mia amica, colorite e chiassose. Quelle in cui imparavamo a riprenderci i nostri spazi e le nostre cose, in cui trovavamo modi fantasiosi di esprimere la rabbia (ho minacciato la mia amica di farle comparire il triangolo delle bermuda sotto i piedi, ne vado ancora particolarmente orgogliosa), in cui mettevamo in atto colpi bassi e strategie (mia sorella mi tirava i capelli, che avevo lunghi, io le davo i pugni in pancia perché non lasciavano segni e lei soffriva di mal di pancia spesso). Forse non erano momenti edificanti, ma sicuramente erano costruttivi: di una relazione che comunque dopo continuava, di una personalità che scopriva anche il brutto che aveva dentro, di una capacità di osservare l’altro e impararne i punti deboli, che prima o poi avremmo imparato a proteggere e non a usarli per ferire.

Il diritto di andar lenti: me ne dimentico tutte le mattine quando li rimprovero per tutto il percorso da casa a scuola perché perdono tempo camminando, perché stanno tre passi dietro di me, perché di tanto in tanto corrono per raggiungermi. Nessuno ci sta inseguendo, non arriveremo in ritardo a scuola (perché la sindrome da Bianconiglio non mi abbandona mai) e ho imparato, su altre strade e con altri compagni, che il passo si fa su quello del più debole. E che il bello della strada è guardare il paesaggio intorno e parlare col tuo vicino, non solo arrivare.

Il diritto di essere assaliti dalla stupidera: è quella ridarella irrefrenabile, che non ricordi più come è nata, ma che quando parte invade ogni cosa, quella che in Mary Poppins fa salire leggeri fino al soffitto. È quel cuore leggero che ti permette di vedere il lato divertente in ogni cosa, quella volontà di stare allegri e insieme, perché la risata di uno chiamerà quella dell’altro in una valanga di sciocchezze. E quando vengono assaliti dalla stupidera, sono insieme, uniti, indissolubili. Ecco dovrei pensare a questo anziché infastidirmi per la confusione che fanno, perché diventano ciechi e sordi a qualsiasi altra cosa succeda intorno. Dovrei dimenticare il “contegno” e salire con loro fino al soffitto, col cuore leggero e la mente libera. Per essere insieme, uniti e indissolubili.

Oggi è la giornata dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Noi adulti dovremmo ricordarci di chiedere a loro quali sono i diritti che vorrebbero vedere riconosciuti e tutelati, quali sono i loro bisogni e le loro ambizioni. Perché se è vero che quasi tutti i bambini che abbiamo vicino hanno una casa, dei vestiti, vanno a scuola e fanno sport, è altrettanto vero che questi stessi bambini troppo spesso non hanno qualcuno che gli chieda “ma tu cosa vuoi? di cosa hai bisogno?”. Non ci rivolgiamo a loro come a soggetti con una dignità e così cresciamo ragazzi che non sanno cosa rispondere e non hanno le parole per esprimere ciò di cui hanno bisogno. Ma questo non vuol dire che non abbiano esigenze e richieste. Vuol dire che non gli abbiamo riconosciuto il primo diritto indispensabile per essere protagonisti della loro vita: avere la propria voce.

ps. nella foto il diritto più importante per Jacopo

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