la teoria del vernidas

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Non so per quale insondabile mistero ci sono donne che sanno attirare complimenti e apprezzamenti come calamite. Non è una questione legata all’età anagrafica, tanto che ormai 20 anni fa avevo coniato, con la consulenza scientifica di un rappresentante del genere maschile, la teoria del vernidas. Il vernidas è quel liquido vischioso apparentemente insignificante che negli anni 80 trasformava il brutto portamatite fatto con le mollette da bucato o con i serpentini di creta in una meraviglia sberluccicante. Anche allora, quando avevo 20 anni e forse qualche chance in più, c’era un’amica che aveva la capacità di mettersi il vernidas e scintillare accecando tutti e mettendo in un’ombra più nera della notte tutte le altre. E non erano solo i suoi occhi azzurri e il sorriso a risplendere, era tutto il suo essere, il suo modo di porsi, di parlare, di spostarsi i capelli e di camminare. Anche quando avevamo gli stessi identici vestiti addosso (l’uniforme scout, quei pantaloncini in velluto che ammazzano ogni femminilità), lei era affascinante, io ero solo comoda.

Però questo non è un post su di loro, su quelle naturalmente fighe, che ormai ci ho fatto pace (con la categoria, con l’amica accecante non ho mai litigato veramente). È un post sulle altre, su quelle come me che hanno scoperto da subito che il vernidas non lo sapevano stendere con precisione ed efficacia e quando provavano ad usarlo restavano con le mani appiccicaticce e grumi di splendore in mezzo alla fronte, come un terzo occhio. È un post su quelle che hanno deciso di usare l’ironia e l’autoironia come cifra stilistica, come stile di relazione con gli altri e con se stesse e non si prendono mai troppo sul serio e ridono delle imprecisioni che costellano le loro giornate. È un post su quelle che quando mettono un selfie su un social ricevono commenti sullo sfondo, sull’inquadratura, sulla luce, sulla pianta grassa nell’angolo in alto a sinistra.

È un post per voi, amici, conoscenti, simpatizzanti, per darvi giusto due indicazioni di ciò che si può e non si può fare. Perché se è vero che queste donne sono belle dentro, ironiche e autoironiche, intelligenti e sicure di loro stesse al punto che i commenti altrui risultano ininfluenti, comunque non tutto è concesso. Ad esempio non è concesso che l’allenatore dei loro figli faccia battute sull’ordine e la perfezione del loro taglio. Perché anche l’arruffato ha un suo fascino, che forse lui coi suoi 30 anni, la cresta e la sua battuta pronta ancora non ha capito. Ma se smette di fare battute del genere, avrà tempo per capirlo. Altrimenti si ritroverà con i palloni da basket bucati. Noi donne ironiche non abbiamo vernidas, ma potremmo procurarci dei cacciaviti.

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