se me lo dicevi prima

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Quando ero incinta del primo figlio non me l’ha detto che lui non avrebbe mai imparato a sollevare il tappeto di fronte alla doccia dopo averlo usato, almeno sarei riuscita ad aprire la porta senza incastrarlo. Non me l’ha detto che gli scontri sulle questioni di principio sarebbero stati infiniti ed estenuanti e che avrei trovato uno testardo quanto me. Non me l’ha detto che sarei stata vendicativa e creativa, abbandonando sul suo letto sfatto tutto quello che non si era ricordato di riordinare, dai quaderni lasciati sulla scrivania alle scarpe da ginnastica parcheggiate davanti al divano.

Quando la mia pancia ospitava la secondogenita non me l’ha detto che avrei scoperto con uno sguardo le sue bugie, che hanno gambe talmente corte che si trascinano sui gomiti, ma che lei continua a dire, convinta forse di poter migliorare il suo talento. Non me l’ha detto che sarebbe stata lunatica e poco comunicativa al mattino, praticamente un orso. Non me l’ha detto che pur di non ammettere che ha bisogno di aiuto avrebbe messo su il muso e fatto quello che doveva fare singhiozzando e guardando in basso o sarebbe rimasta 10 passi dietro di me nel percorso per andare a scuola.

Quando nella più completa incoscienza decidevo di ritentare un’altra volta non me l’ha detto che l’ultimo della famiglia sarebbe stato scaltro e ironico, fino a portarti all’esasperazione quando ti ride in faccia mentre lo sgridi. Non me l’ha detto che sarebbe stato un perfezionista ansioso sui suoi doveri, salvo accampare scuse incredibili per le sue dimenticanze. Non me l’ha detto che portarlo a nuoto sarebbe stata una fatica reiterata ogni settimana per anni, per poi sentirsi dire dalla maestra che lui sostiene di essere molto portato per questo sport.

Quando era evidente che sarei diventata mamma (e per ben 3 volte), mia mamma non me l’ha detto che avrei coabitato con tre esseri complicati, impegnativi, a volte estenuanti. Non me l’ha detto che non avrei mai fatto abbastanza per loro, che avrei sempre avuto da quel momento il piede in più scarpe: quella della mia vita e quelle delle loro vite, che vogliono procedere su strade diverse ma poi casualmente cercano punti ristoro sempre sulla mia di strada. Non me l’ha detto che avrei nuotato in un acquitrino, tra foglie e rami, fango e sorgenti improvvise. Non me l’ha detto che avrei avuto dei figli coi miei stessi difetti.

Mamma, se me lo dicevi prima magari mi compravo un biglietto aperto per Buenos Aires: andata 13 anni fa, ritorno… chi può dirlo.

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