tracce della vita passata

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Le case sono contenitori che si riempiono di vite, fatte di movimenti e voci. Le vite producono tracce concrete, in forma di oggetti più o meno grandi, più o meno duraturi. Quando le vite che le hanno abitate lasciano quelle case, per sempre o per qualche mese, le mura trattengono qualcosa, dei ricordi in un piatto, delle idee in un quadro, dei percorsi in un cappello, delle relazioni in un gioco di società.

Una vacanza in montagna, con i ragazzi, diventa un viaggio nel passato: quando recuperi la vecchia calzamaglia per sciare e il cappello di pile col ponpon. Quando si apre il dibattito sui quadri del nonno, se siano arte o qualcos’altro. Quando giochi a Trivial preso da casa dello zio e le domande di attualità sono talmente vecchie che la maggior parte dei giocatori non era ancora nata. Quando giri la polenta col cucchiaio di legno su cui c’è scritto “Bruna” e non ricordi se l’ha inciso tuo nonno o il suo amico Cino. E pensi che quel cucchiaio era in un’altra casa, che aveva chissà quanti pezzi della tua storia e adesso è solo più nella tua memoria. 

Ho la tendenza a buttare tutto, ma qui ci sono cose che vorrei portarmi dietro, di casa in casa.

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