questa sera si recita a soggetto

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Vivere con un quasi tredicenne è una gita al luna park. Ci sono le montagne russe, in cui sei lanciato a velocità folli in giri torci budella che ti inchiodano al sedile; c’è la casa degli orrori o sarebbe più giusto chiamarla dello schifo,  quello che ti prende quando le finte ragnatele impolverate ti si spalmano in faccia nel buio o quando guardi la scrivania di quell’essere che vive in casa tua e la trovi invasa di fogli spiegazzati con esercizi di matematica, pennelli e piatti di plastica con le tempere incrostate appoggiati sul tema di italiano da riportare firmato domani. C’è la galleria degli specchi deformanti, in cui la tua immagine riflessa non rispetta ciò che sei veramente, ma ti dà le sembianze di un essere urlante e trasfigurato dalla rabbia.

A quasi 13 anni anche chi ha detto poche bugie nella sua vita inizia a voler intraprendere la carriera di mentitore e si esercita in balle che scopri nel giro di poche minuti. Ti basta vedere l’asciugamano perfettamente appoggiato sul termosifone, il sapone asciutto e l’assenza di gocce su tutto il piano del bagno (e il pavimento) per essere certa che non si è lavato, nonostante i tuoi richiami di un secondo prima. Ma decidi di soprassedere, di fargli credere che ti fidi della sua risposta (“si che mi sono lavato, non hai sentito rumore perché ho aperto pianissimo l’acqua”) perché deve imparare da solo che le bugie hanno le gambe corte (e che a metà mattinata gli effluvi delle sue ascelle daranno fastidio prima di tutto a lui).

Quando però la mattina mente sul fatto che alle 7,40 sta giocando col cellulare, lì decidi che è il momento di dare una punizione esemplare, per la bugia e per la scelta di giocare a quell’ora del mattino. Quindi requisisci il telefono per due giorni, ma lo lasci lì in casa, dove l’ha appoggiato lui, ricordandogli che se lo accenderà mentre tu non ci sei, la tua ira non potrà più dimenticarla.

Questa sera i due giorni of line sono finiti e il tredicenne ha riacceso il suo telefono.

– Sai mamma, mi ha fatto bene stare due giorni senza cellulare –

Recitiamo senza copione, a soggetto appunto, scoprendoci a volte migliori dei personaggi che ci hanno assegnato in commedia.

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