apocalittici e integrati 2 (tuttosuamadre)

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– Mamma, ti devo poi raccontare una cosa, ma te la dico dopo –

Di solito questa frase, pronunciata dal figlio grande appena uscito da scuola, apre porte sul baratro, spiragli sulla disperazione, finestre sulla madre di tutti i castighi. Per i primi mesi di scuola ogni mercoledì la tradizionale chiamata delle 14 si trasformava in un sermone telefonico su come ci si comporta a scuola e come non ci si comporta, sul rispondere ai professori e mordersi la lingua, sull’opportunità di dire sempre quello che si pensa. Tutto questo per dire che ho tremato quando lunedì scorso (che materie aveva? mica matematica e inglese?) il figlio grande ha chiuso la telefonata così. Ho cercato di insistere perché mi dicesse qualcosa, ho millantato riunioni pomeridiane che mi avrebbero impedito di richiamarlo più tardi, ma lui è stato irremovibile

– Non è una cosa brutta, è una cosa che vorrei fare e secondo me ti piace anche. Ma te la dico dopo –

E così ho aspettato per scoprire più tardi che aveva, con un suo compagno, il progetto di un sito su cui scrivere recensioni di libri e film, articoli di scienze e tecnologia, sport e altre amenità. L’ho presa sul professionale, perché è solo così che so prendere le cose: gli ho parlato di piano editoriale, dell’importanza di avere un minimo di continuità nel pubblicare, di legame coi lettori. E il sito è nato, ieri sera. Abbiamo condiviso pensieri sul nome (meltingpotlab, per la cronaca), ci siamo confrontati su cosa avrebbe potuto scrivere (nel frattempo aveva perso il suo compagno di viaggio) e ho letto la sua prima recensione. Oggi il suo entusiasmo è stato contagioso e quasi tutti i maschi della classe sembra vogliano partecipare al progetto.

A volte mi chiedo se un ragazzo di neanche 13 anni dovrebbe avere questo libero accesso alla rete, come fruitore e come autore di contenuti. A volte mi trovo a chattare con lui, io a lavoro e lui a casa, che mi scrive per dirmi che la lezione di pianoforte è andata benissimo o che non sta bene, ma andrà comunque ad allenamento. A volte mi è capitato di vedere nella cronologia del computer quali video di youtube aveva visto il giorno prima e provare a guardarli per capire se sono appropriati. A volte mi domando se nella sua educazione dovremmo essere più apocalittici e meno integrati. E poi lui apre un sito, passa ore a scrivere e programmare pubblicazioni di articoli e io a leggerli (e poi a fargli notare le sviste e gli errori). E lì capisco (una volta di più) che ogni tecnologia è uno strumento, al servizio della sua crescita e della mia capacità di educare.

Mio figlio grande a 13 anni sente il bisogno, la voglia di scrivere qualcosa che gli altri leggano: i miei pezzi di dna si palesano chiaramente nelle sue azioni e io ne sono orgogliosa.

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