mani in pasta

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– Mamma, giovedì può venire a casa nostra il mio compagno G.? –
– Si certo. Cosa dovete fare? –
– Dobbiamo scrivere il discorso –

Questa settimana le attività della scuola media di fronte a casa, quella dove sono andata io e dove va il figlio grande (e a breve ci andranno anche gli altri due, a meno che non cambieremo casa, cosa che escludo categoricamente) si sono interrotte. Niente didattica tradizionale, niente lezioni di matematica e spagnolo, niente verbi irregolari inglesi e brani di epica, tavole da squadrare e pezzi da solfeggiare. Niente cartella con i quaderni, ma computer portatili per chi li ha a disposizione, chiavette usb, manifesti stampati a casa.

Questa settimana, alla scuola media statale che frequenta mio figlio grande c’è la settimana “Mani in pasta“, copio dalla circolare inviata a noi genitori “Per aiutare gli allievi a ritrovare interesse nella scuola (…) abbiamo così deciso di organizzare e proporre ai nostri allievi, (…) dal 6 al 10 Febbraio, una scuola un po’ diversa, che più si avvicini al loro mondo e che li alleni ad affrontare le nuove sfide culturali, facendo scelte consapevoli, risolvendo problemi, adattandosi alle situazioni. (…)” 

E così la classe di Jacopo si ritrova a lavorare sulle elezioni, sono organizzati in partiti, hanno fatto le primarie per trovare il loro candidato, hanno preparato il manifesto elettorale (e domani li attaccheranno in classe), hanno redatto un programma (“i punti sono: calendario quindicinale delle verifiche, la lezione prima di una verifica è dedicata al ripasso, banchi disposti a isole e poi un altro punto che non metteremo…” “quale?” “che quando la lezione di ginnastica è dopo l’intervallo rinunciamo all’intervallo per non far durare troppo poco la lezione” “e perché non lo mettete in programma?” “perché lo voteremmo solo noi maschi!”). Questo nelle ore di italiano, storia e geografia. In quelle di tecnologia hanno affrontato il tema dei manifesti elettorali e delle fotografie dei candidati, in quelle di arte il tema del ritratto come veicolo della fama, in quelle di spagnolo hanno conosciuto l’ascesa e il ruolo del partito Podemos nella storia recente della Spagna, in quelle di musica si occupano degli inni nazionali, quali esempi di composizione musicale a scopo socio-politico. E la classe di Elena sta parlando di dipendenze. E quella di Ilaria del comunismo.

La scommessa è l’educazione, tutto qui. In una scuola con o senza zaino, con i compiti a casa o senza, coi voti in numeri o in lettere. In una scuola che si trasforma per accogliere le esigenze dei ragazzi, che da delle regole e pretende che vengano rispettate, che da fiducia e merita fiducia. Una scuola di persone che si mettono in cammino le une con le altre, che si accompagnano e si rispettano. Che educano e si autoeducano.

Buona settimana, scuola Calamandrei: mettete le mani in pasta, fino ai gomiti. Sporcatevi di vita e di storie, di voci diverse e di confronto. State insieme, ragazzi e insegnanti, dirigente, operatori e famiglie. Sporcatevi di educazione che quella è l’unica strada aperta, l’unica che ci farà andare avanti, tutti insieme.

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