nostro meglio (va più in su, più in là)

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– Ci sono le difficoltà, ma ci sono anche le eccellenze e una scuola è veramente democratica se fornisce strumenti di crescita e formazione sia alle une che alle altre –

L’ha detto una maestra di prima elementare, di fronte ai genitori di 25 bambini di vario genere: ci sono quelli che piangono quando entrano a scuola, quelli che passano l’intervallo a menarsi tipo lottatori di wrestling, quelli che non raccontano niente a casa, quelli che non finiscono in tempo i lavori in classe e quelli che sanno leggere in stampatello minuscolo. Se come genitori proviamo a essere onesti con noi stessi e a osservare i nostri figli togliendoci tutte le lenti deformanti (per troppo amore o troppe aspettative) sappiamo con un’approssimazione abbastanza bassa dove si collocano i pargoli nella linea che collega le difficoltà e le eccellenze. Ma forse non è questo il punto e non era questo ciò su cui la maestra voleva risvegliare la nostra attenzione.

Il punto sta lì, tutto nel motto “nostro meglio” che mia figlia ripete agli scout e che i miei genitori mi hanno incastrato nella coscienza, in una posizione mai completamente comoda, così da non dimenticarlo. La questione non è il punto di arrivo e ancor meno quello di partenza, che è qualcosa di cui nessuno è responsabile, nel bene e nel male. La questione è il percorso, il cammino necessario per andare avanti e il modo di farla quella strada. Nessun talento ci porterà a destinazione e nessuna disabilità o difficoltà ci costringerà a stare fermi al punto di partenza. E allora cosa c’è in mezzo, tra il punto A e il punto di arrivo, diverso per tutti? C’è “il nostro meglio”, l’impegno, la costanza, la disciplina necessaria a esercitarsi, provare, sfidare i propri limiti, conoscere le proprie difficoltà e affinare i propri talenti. C’è il non accontentarsi del minimo indispensabile o di quello che ci viene facile e riteniamo sufficiente, ma impegnarsi a mettere a frutto ciò che siamo.

Ieri mio figlio grande ha preso un bel voto di geografia, ma le cartine e gli schemi del quaderno non era curate come la sua preparazione orale e giustamente la professoressa glielo ha fatto notare nel dargli il voto. Perché del proprio meglio bisogna farlo sempre, senza mettere un tetto alle proprie possibilità di miglioramento, al proprio impegno. Soprattutto a 13 anni, età di grandi sogni, di voli da gabbiani, non balzi da gallina che resta sempre nell’aia.

 

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