tempo

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C’è il tempo delle corse, delle scadenze da rispettare, degli impegni che si accavallano, degli stimoli da inseguire, delle opportunità da cogliere, dei doveri da osservare.

C’è il tempo che non ti lascia tempo, per pensare, ascoltare, progettare, riflettere, scegliere. Che ti travolge con gli eventi.

C’è il tempo che non passa, seduta su una sedia, in una stanza che non conosci, rumori dietro la porta, respiri faticosi dentro la stanza. Odore di vassoi con cibo che si sta raffreddando, sole che filtra dalle finestre, tende raccolte ai lati, spesse, per far arrivare la notte quando sarà il momento. Fuori la collina, ancora verde d’estate, il fiume che scorre, il parco con persone che corrono, bambini, cani. E ciclisti, quelli della domenica o quelli con i vestiti tecnici, con i pantaloncini imbottiti e la maglia traspirante.

Fuori un altro tempo che non passa, nelle case di chi aspetta: di tornare qui, di avere una notizia. Di concedersi il tempo dei ricordi e delle lacrime. Di sapere che il peggio è arrivato e non devi più aspettarlo, ma puoi concederti di viverlo.

È il tempo della quarta storia, di strappare le pagine di questo libro che non riesce a finire e di leggere l’ultima riga.

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