lontano da me

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Istruzioni per questo post: da leggere ascoltando Lontano da me, di Niccolò Fabi.

Ho bisogno di una vacanza. Dalla mia vita.

Dalle visite in ospedale e dai dottori, programmate o meno, quelle che devi infilare nel resto degli impegni e quelle che scompaginano tutti gli impegni, proprio la sera che avevi già preparato la cena e immaginavi di dover solo scaldare la purea. E invece la cena diventa la cioccolata calda della macchinetta in una sala d’aspetto.

Dagli accompagnamenti agli sport dei figli, dagli accappatoi della piscina da stendere, uniformi di basket da lavare, abbigliamento da atletica da mettere nella borsa, pensando che durante il riscaldamento fa freddino e serve la maglia a maniche lunghe, ma poi arriva il caldo e allora è meglio essere in pantaloncini corti.

Dalle riunioni di scuola, dalle elezioni dei rappresentanti di classe, dai resoconti delle riunione scritti in una lingua piuttosto distante dall’italiano corrente, dalle verifiche del gruppo di consiglio di circolo che interessano solo a quelli che da verificare hanno poco, dalle chat di classe.

Dai lavori che sono sempre urgenti e tutti ti chiedono “quando mi dai le proposte?”, prima ancora di averti dato i materiali su cui lavorare. Dagli impegni che piombano senza un minimo di programmazione nelle mie giornate che non riescono a diventare regolari.

Dalle dimenticanze degli altri in cui vengo coinvolta grazie a un sapiente uso della prima persona plurale del pronome personale: “ci siamo dimenticati la clavietta”, “non abbiamo portato i 5 euro per il corso di pittura”, “non abbiamo finito di leggere il libro della biblioteca”. E quando faccio notare che son tutte cose che riguardano la vita dell’altro che compone il “noi”, la risposta è sempre la stessa: “potevi ricordarmelo”, accezione in cui il verbo potere è molto molto molto più vicino al verbo dovere di quanto ci si possa immaginare.

Dalle persone di cui occuparmi, dalle ferite da curare, mie e degli altri, dalla vicinanza e dalle attenzioni da distribuire.

Ho bisogno di una vacanza. Ho bisogno di svegliarmi al rifugio Troncea e passare la mattina a guardare le mucche mangiare tranquille sul prato di fronte e le foglie degli alberi cambiare colore. Ho bisogno di essere svegliata dal chiasso delle gazze tra gli ulivi di Cipressa e di conoscere le olive una per una prima di raccoglierle.

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