di porte aperte e firme sui gradini

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Puoi chiudere le porte dopo che qualcuno se n’è andato. Puoi lasciare lì dentro gli oggetti a trattenere il dolore, i brutti ricordi e la fatica. Puoi lasciare che la polvere si accumuli sulla memoria, rendendola opaca e ferma, tagliarle le gambe e lasciarla senza fiato. Una memoria che non dice più niente a nessuno, un mausoleo che incute timore e non insegna niente.

Ma puoi scegliere di fare altro.

Dare aria alle stanze, fare uscire i ricordi perché vadano in giro a incontrare la vita che continua. Puoi distribuire gli oggetti, perché ciascuno abbia qualcosa, un segno delle esperienze passate insieme. Puoi aprire le porte, vivere quegli spazi con gli altri, dare voce alle emozioni, alle immagini che tornano alla memoria. Ridere e piangere, sentire la tristezza e continuare ad amare la vita.

In questa casa c’è una porta chiusa, invalicabile. E c’è anche una firma su un gradino di cemento, che d’estate calpesto decine di volte al giorno. E più lo calpesto e più quel nome mi resta dentro e mi parla di cura, di passione, di capacità manuali e di amore.

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