solo la donna che sono

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Sono una donna normale, nella media.

Una donna che accompagna ogni mattina a scuola i suoi ragazzi, ma ha difeso con tenacia la possibilità di fare un lavoro che le piace e che a volte la porta lontano dai suoi figli.

Una donna che ancora non sa bene cosa è capace di fare, che si sente continuamente in cammino e sotto esame, che si stupisce quando la chiamano signora e le danno del lei.

Una donna che punta sul (suo) contenuto, perché del (suo) contenitore è perennemente insoddisfatta. Che si sente goffa e imprecisa e spia le altre donne così a loro agio nel loro corpo, vestito, trucco.

Una donna che piange, quasi sempre da sola. Perché non è timida per ciò che riguarda le sue opinioni, ma si imbarazza per i sentimenti.

Una donna che cerca parole per spiegarsi il mondo, per dare forma ai pensieri e agli eventi.

Una donna che fatica a essere ottimista, ma pensa di non potersi permettere lo sconforto. Perché sei occhi la guardano quando affronta i contrattempi e le difficoltà della vita quotidiana. Perché sei orecchie imparano dalle parole che usa per descrivere gli eventi che la misura e l’equilibrio ci aiutano a non perdere la direzione.

Una donna che è una pianta grassa, spine che durano sempre e fiori che vivono un giorno.

Sono solo la donna che sono, #justthewomaniam. E oggi ho camminato, con altre donne forti e deboli come me. Ho camminato non perché abbia una incrollabile fiducia nel domani. Ma non abbiamo altra scelta, se non camminare.

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