cos’è per me la Croazia

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La Croazia è un mare perfetto, cristallino anche nella spiaggia con le barche attraccate a riva. Se poi vai nell’isola dell’isola trovi uno spettacolo mozzafiato di scogli su cui sdraiarti che si tuffano nell’acqua, pesci che nuotano tra i corpi dei mostri marini con maschera e boccaglio.

È un cameriere che fa il gentile e parla in italiano e poi mette nel conto un paio di birre in più, non si sa se per errore o per il servizio d’accoglienza. È un signore barbuto che ti chiede sul porto se stai cercando il traghetto per Proizd e ti propone una barca già carica di persone e che non capisci se sia quella “ufficiale” o no (poi scopri che lo è, ma il dubbio era lecito).

È una vecchietta che vende frutta e verdura in una bancarella sotto l’ombrellone davanti alla spiaggia e con cui ti spieghi a gesti, che pesa ogni articolo su una bilancia molto simile a quella che all’inizio degli anni 80 tua mamma aveva lasciato a te e tua sorella per giocare.

È una lingua dura, anche quando la parlano 4 ragazze molto carine che giocano in acqua a palla, così dura nei suoni e nei toni che se una di quelle adolescenti dovesse dirti “ti amo” scapperesti spaventato. Dura e incomprensibile per me e, se non avere la minima idea di ciò che è scritto su un cartello all’inizio mi disorienta, quando mi rilasso e torno a essere me stessa mi incuriosisce e mi stimola.

È un’architettura, nelle due città in cui siamo transitati, con un’impronta sovietica inconfondibile: palazzi alti e squadrati, enormi viali a tre corsie per carreggiata, piazze su cui si affacciano costruzioni rigide e rigorose. Un’architettura che vuole raccontare una storia di ordine, funzionalità, gerarchia.

È un murales che ricorda l’assedio di Vukovar con disegni, colori e tratti che esprimono immediatamente un nazionalismo aggressivo, in linguaggio forte e potenzialmente violento, una ferita aperta che continua a sanguinare.

È una milanese in vacanza con la famiglia che attacca bottone in spiaggia il primo giorno per dire quanto sia scontenta di questo posto, che il traghetto l’hanno preso dopo 7 ore, che nel paese in cui siamo non c’è nulla, che i croati sono poco gentili: il tutto mentre sta usando ombrellone con la base e sdraio messe a disposizione gratuitamente dal comune di Brna. E in quel momento capisci perché esiste Milano Marittima e gli spaghetti alla bolognese in qualsiasi ristorante del mondo. Buona vacanza signora milanese, strano che non ci siamo più incontrati.

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