si, va bene

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– Mamma, un giorno di settembre possono venire i miei amici a fare l’asta del fantacalcio a casa nostra? –

Eravamo a Reijka, dopo un viaggio di 9 ore, iniziavamo la vacanza e avevamo appena comprato il necessario per la colazione del giorno dopo. Eravamo allegri, mediamente abbronzati, chiacchieroni con gli amici compagni di viaggio.

– Si, va bene – ho risposto, forse non completamente consapevole.

Passano i giorni, la vacanza continua e io mi distraggo.

– Mamma, abbiamo pensato di vederci il 5 settembre, a che ora dico di venire? Alle 10 va bene? –

Eravamo a Sarajevo, stavamo per uscire per andare a scoprire la città, avevo una macchina fotografica carica nello zaino e molta curiosità per un posto nuovo.

– Si, va bene – ho risposto con la leggerezza che ha colei a cui il primo figlio sta dicendo che tra 5 anni presumibilmente dovrà informarsi circa la data dei test d’ingresso all’università.

Siamo tornati a casa, abbiamo salutato Reijka, Sarajevo e molti altri posti e il 5 settembre è arrivato. E alle 10 spaccate il campanello ha suonato due volte e in casa sono entrati 4 ragazzi di 14 anni, che mi salutano più o meno timidi (qualcuno mi vede a ogni partita di basket, altri non mi hanno mai incrociato) e prendono possesso del tavolo del soggiorno.

Ho assistito, da dietro la porta a vetri della cucina (chiusa da me per non essere rintronata dalle loro chiacchiere), a una contrattazione del calciomercato, con tanto di videochiamata dell’amico fuori Torino: <<A. lo vuoi Donnarumma?>>  chiede uno dei presenti, <<No, non lo voglio>> sento rispondere A. con la voce gracchiante del telefono e, sarà che non lo vedo nello schermo del cellulare, ma me lo immagino “fluttuante” su una poltrona gonfiabile a forma di unicorno in una piscina all’aperto, con un cocktail dai colori improbabili in mano e una catena d’oro al collo più grande di lui. Sono comparse sul tavolo le calcolatrici anni 80 con cui io e Flavio abbiamo affrontato 5 anni di liceo, per gestire gli acquisti sulla base dei soldi che avevano a disposizione, fogli vari, schemi scritti a matita.

Come ogni contrattazione che si rispetti, il tutto si è concluso con un pranzo dal kebabbaro (il quinto pasto consecutivo che mio figlio fa fuori casa, ma se li sta pagando lui e a 14 anni si ha uno stomaco capace di digerire le pietre, quindi direi che la questione non mi riguarda) e sul tavolo del soggiorno sono rimasti gli appunti sparsi.

– Mamma, a gennaio dovremo incontrarci di nuovo per il calciomercato invernale –

– Si, va bene – ho risposto di nuovo, perché in fondo mi fanno veramente morire dal ridere i 14enni che frequentano casa mia nell’ultima settimana di vacanza prima dell’inizio della scuola superiore.

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