ti ho pensato

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Ti ho pensato a corrente alternata oggi. Un po’ si e un po’ no.

Ti ho pensato senza lacrime e senza tristezza, ma ripensando a ogni lacrima di un anno fa, al vuoto enorme dentro, alle parole e agli abbracci che non bastavano a consolare, a spiegare, ad accettare.

Ti ho pensato ieri, quando sono entrata in un posto pieno di bici, camere d’aria, pedali e scarpette, maglie tecniche e catene.

Ti ho pensato domenica e poi ancora lunedì, passando vicino al posto in cui sono stata seduta di fianco a te per un pomeriggio intero, io ero lì e tu chissà dove stavi pedalando.

Ti ho pensato a ferragosto, mentre ero su una spiaggia croata, diversa da quella camera a 4 letti in cui ti raccontavo dei fichi di Cipressa e della molla del dondolo che si era rotta e tu mi hai detto “la cerco poi io”.

Ti ho pensato in quest’anno, quando il mio limone aveva una malattia e tu non c’eri a dirmi quale prodotto potevo dargli, quando ho pestato il tuo nome su un gradino, quando è nata tua nipote, quando al mare non ho trovato neanche una pompa per gonfiare le ruote della bici di Diego, quando ho riportato D. a prendere la bici dopo il trasloco di M., quando ho trovato il vasetto del tuo peperoncino nella mia dispensa, quando Lucia mi ha detto che il suo più grande desiderio sarebbe di rivederti ancora una volta.

Se ti rivedessi ancora una volta vorrei dirti che ti voglio bene, ma forse non lo farei, per colpa della mia timidezza e anche della tua.

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