i migliori anni

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Lunedì tornavo a casa con Lucia e ho incontrato la mia professoressa di chimica del liceo. Dopo le chiacchiere e gli aggiornamenti sulla famiglia, i figli miei e i nipoti suoi, siamo arrivate a parlare di politica, studenti e manifestazioni. E quella che mi richiamava alla calma e all’equilibrio quando avevo 25 anni in meno, si è rivelata una “pasionaria” da barricate. Lo intuivo già, nella luce che si accendeva nei suoi occhi quando ci parlava della tavola degli elementi, precipitati e soluzioni. O quando ci sosteneva come membro interno alla maturità.

Martedì ho riordinato un po’ di vestiti dei ragazzi e ho ritrovato, nella stessa scatola (e non credo sia stata una coincidenza), il colbacco di mio nonno e la mia kefia, quella che ho addosso in qualsiasi fotografia scattata tra i 15 e i 19 anni. Poi sono stata a fare la tessera nella biblioteca civica della zona con Jacopo. Ho firmato moduli di autorizzazione all’utilizzo dei suoi dati e a lui si è aperto un mondo. Quello dei libri in prestito, dei giornali italiani e stranieri da poter scaricare e leggere on line, degli audiolibri.

Mercoledì sono andata all’elezione dei rappresentanti di classe della scuola media e ho fatto la scrutatrice, perché già non mi ero candidata come rappresentante di classe e non fare nulla mi faceva sentire in colpa. Ho raccontato alla professoressa di italiano dei miei figli di un nuovo progetto dedicato ai ragazzi e alla lettura, abbiamo parlato di un libro che le ho regalato questa estate e di altri che stanno per uscire. Ho chiacchierato con il mio professore di filosofia e storia della quinta liceo, con cui ho condiviso l’esperienza del consiglio d’istituto per due anni, di politica, di onestà e competenza dei rappresentanti del governo. Ho parlato con altri genitori di gruppi di whatsapp da parte dei ragazzi, di educazione e alfabetizzazione sull’uso dei social, di ruolo della scuola e della famiglia.

Ho tre figli che crescono, cambiano e mi impongono di cambiare con loro. Ho tre figli che hanno una vita che mi regala continui flashback e viaggi nel tempo: mi riporta indietro a quando ho usato un rasoio usa e getta sulle mie gambe all’insaputa di mia mamma o a quando avevo deciso di iscrivermi alla gara di sci della scuola avendo messo gli sci ai piedi un paio di volte nella vita; mi riporta alle gare di verbi che ci faceva fare la maestra Dina, al mio compagno di classe che era scappato di casa in quinta elementare, alle mie amicizie molto selezionate; mi riporta agli anni della scuola superiore, ai collettivi studenteschi, alle elezioni dei rappresentanti di classe, ai consigli di istituto, alle interrogazioni di latino, agli intervalli in corridoio, ai “lunedì letterari”, ai libri.

La loro vita, che corre e cambia, che prende tutte le possibilità che incrocia per la strada, con la fame implacabile dei loro anni, mi riporta alla mia vita che è stata, a quegli anni intensi e felici, appassionati e pieni di incontri, confronti, scontri, prese di posizione nette e questioni di principio. E mi ritrovo a sorridere dentro, con un po’ di nostalgia e molto affetto per quella che sono stata.

ps. nella foto un passo di “L’autunno dell’innocenza – Il corpo” di Stephen King

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