non sarò mai sazia

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Ieri abbiamo spostato libri, buttato fiocchetti usati, pigne impolverate, carte che una volta avevan fatto parte di un mazzo tutto intero. Abbiamo sfogliato agende, riguardato fotografie sgualcite, letto diplomi, attestati e verbali di consigli d’istituto degli anni 80.

Abbiamo ritrovato bambole e biglietti di auguri, un compasso vecchio, occhiali rotondi, un tostapane con ancora la scatola e ho provato un cappotto bellissimo che metterò il prossimo inverno. Abbiamo svuotato bottiglie di liquori e grappa a metà e tenuto molti libri, senza ancora sapere dove finiranno.

Abbiamo iniziato a svuotare la casa dei miei nonni, togliendo da quei mobili tracce di vita e di passato. Abbiamo ritrovato cose che non ricordavamo più, che nonna aveva conservato, come la mia bomboniera della comunione o i biglietti dei confetti di parenti lontani. Abbiamo letto gli appunti di viaggio di nonno quando andava a Sanremo e i suoi scambi con il preside dell’Avogadro, quando era in consiglio di istituto come genitore.

Sono rientrata lì dentro dopo un mese e mezzo, quando ho salutato nonna per l’ultima volta, le ho messo il rossetto sulle labbra e dei fiori raccolti per strada tra le mani. Sono rientrata lì dentro e sono tornata indietro di 18 anni, quando con nonno avevamo dovuto trovare un modo nuovo di comunicare perché lui le parole non le sapeva più trovare.

Non è stato doloroso, è stato necessario, è stato un tempo solo mio, in cui ritrovare le parole di mio nonno fissate sulla carta, incredibilmente precise e “giuste” per uno che ha preso la licenza media quando era già in pensione. Ho ritrovato le gonne di nonna, appese al filo teso dentro l’armadio, i suoi cappotti e le sue camicette, le sue pentole di rame e i suoi piatti azzurri.

Ho nascosto una lettera, senza chiedere se potevo prenderla, senza sapere se ad altri interessasse averla. Perché ho bisogno di qualcosa di concreto, da tenere in mano, in cui nonno ci sia ancora, in cui la sua intelligenza e il suo acume riescano ancora ad illuminarmi. Prenderò una coperta la prossima volta che torno, perché l’abbraccio di nonna e la sua capacità di accogliere resti nella mia casa.

Non prenderò mai abbastanza da quella casa, non smetterò mai di pensare che nonno è andato via troppo in fretta e non l’abbiamo visto invecchiare, non mi passerà mai dalla mente la luce che illuminava gli occhi di nonna quando guardava i miei figli.

Non sarò mai sazia dei ricordi. Anche quando in quella casa vivrà qualcun’altro.

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