il mio 8 marzo

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Da piccola non andavo mai in bagno con le mie amiche, perché la pipì sapevo farla da sola e non vedevo il bisogno di chiudersi in un posto poco invitate e fare le galline. A 13 anni ho avuto un’amica femmina, perché non se ne può fare a meno, ma chi ricordo con più vicinanza è un compagno di classe, di cui non ero innamorata e non credo di esserlo mai stata, ma con cui chiacchieravo e passavo il mio tempo. Alle superiori una delle mie migliori amiche giocava a calcio, l’altra era un po’ schiva come me, poco incline agli aspetti troppo sociali della classe. Le bellissime (e in classe ce n’erano) o le super romantiche che sognavano il principe azzurro sul cavallo bianco (e c’erano pure quelle) non erano il mio orizzonte di riferimento. E così in tanti altri ambiti della mia vita, anche da grande: agli scout, al lavoro, all’università (in cui ero l’unica donna in un gruppetto di 4 o 5 amici). Istintivamente ho quasi sempre scelto gli uomini come compagni di strada. Istintivamente non mi sono mai sentita un’altra cosa rispetto a loro, uguali e diversi come tutti gli esseri umani.

Però adesso che ho più di 40 anni, posso riconoscere nella mia vita alcune donne con cui c’è un legame fortissimo, indissolubile. E riconosco quell’intimità speciale che si respira, quella vicinanza naturale che si aggiunge all’essersi scelte come compagne di strada.

È a loro che dedico il mio 8 marzo: a Marika e Lucrezia, mamme che continuano a educare e crescere i loro figli nell’amore e nel rispetto degli altri e che imparano che volersi bene è indispensabile anche per quei figli che sembrano richiedere sempre più sacrifici. A Vera e Gabriella, che a un anno di distanza vivono la stessa prova, così dolorosa con la stessa serenità, che è diversa dall’ottimismo fine a se stesso: è consapevolezza che la vita bisogna prenderla tutta, senza fare distinzioni tra le cose belle e quelle brutte. A Sophie e Christianne, che mi mandano pezzi di casa chiusi nelle scatole, stampini per fare i biscotti e ricette perché in quel rapporto speciale e intimo non c’è nulla da custodire gelosamente, ma solo la voglia di condividere. A Clara e Susanna, che imparano il passo da tenere di giorno in giorno, pronte all’imprevisto, forti nella loro resistenza. A mia nonna, mia mamma, mia sorella, le mie amiche di sempre, la mia seconda mamma a cui sono certa manchiamo incredibilmente, quanto lei manca a noi. A tutte le donne che educano mia figlia (e i miei figli) al rispetto di se stessa, a non cercare scorciatoie nella vita, a impegnarsi sempre a fondo. A tutti gli uomini che ci hanno scelto come compagne, amiche, colleghe di lavoro, per quello che eravamo come persone e che hanno goduto con noi la meraviglia di trovarsi complementari, donne e uomini diversi e ugualmente importanti.

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per chi ha ragione (non solo oggi)

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Stamattina entro in panetteria, coi minuti contati perché devo ancora ripassare da casa a stendere il piumone che ho appena lavato e prendere il portatile per andare a lavoro. Ci sono parecchie persone, ma entro e mi infilo di lato. Dopo di me entrano altri, un signore e subito dopo una signora, un altro uomo dopo ancora.
Arriva il mio turno e il signore entrato dopo di me inizia a ordinare il pane, senza accorgersi che mi sta passando davanti. Gli faccio notare che toccava a me e mi risponde che non è vero, c’era lui. La signora entrata dopo di lui conferma la mia versione e lui risponde che non è vero c’era lui. Il signore ancora dopo mi sorride e mi fa segno di stare zitta. Cedo il posto, dicendo che non è rilevante, può anche passare avanti. E li scatta la frase sbagliata al momento sbagliato. La panettiera interviene:

– E dai, oggi è la nostra festa, per oggi abbiamo ragione –
– Passi lei, va bene lo stesso. Oggi è la vostra festa, solo per oggi avete ragione –

Avessi ascoltato la volontà gli avrei mollato un pugno sul naso. Perché l’arroganza non la sopporto mai, mi fa salire il nervoso dentro e mi scioglie la lingua (che già normalmente non è proprio “legata”). La finta cortesia di chi ti fa cadere dall’alto qualcosa che sarebbe tuo di diritto e per giunta lo fa “perché sei una donna” mi fa venir voglia di lasciargli dei segni evidenti del mio disappunto (e della mia ragione) sul muso. Invece ho messo a tacere la voce della “pasionaria” che suona nella mia testa, ho messo da parte la questione di principio perché a discutere con gli stupidi poi non si capisce più chi sia lo stupido, ho ordinato il mio pane, le ciambelle per festeggiare la festa della donna con le colleghe e sono uscita.

Non mi serve la festa della donna per aver ragione e per prendermela, ho l’abitudine di pretenderla ogni giorno, quando ce l’ho. Buona festa alle donne che non aspettano l’8 marzo per pretendere rispetto.

ps. il biglietto lo ha fatto per me la mia famiglia, anzi veramente l’ha fatto Lucia e l’ha firmato da parte di tutti.

qualcosa da festeggiare

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Ci sono alcuni buoni motivi per cui essere una donna sia qualcosa da festeggiare.

Potersi mettere gonne corte, sandali e vestiti senza maniche alle cerimonie d’estate, mentre gli uomini sono ingabbiati in pantaloni lunghi, scarpe chiuse (e calze), camicia, cravatta e giacca.

Avere un motivo per cui essere nervose e avercela col mondo una volta al mese. Il nervosismo e l’odio verso il genere umano, animale e vegetale rimangono, ma almeno siamo giustificate.

Scegliere l’abbigliamento a partire da un dettaglio, che agli uomini potrà sembrare insignificante, ma che le altre donne noteranno di certo: delle scarpe bellissime e con un tacco sproporzionato; una collana con conchiglie e perline che sa di mare e di vacanze; uno smalto rosso scuro o un rossetto nuovo.

Notare le prime gemme sugli alberi, l’odore di primavera, le giornate che si allungano quando ancora tutti i maschi di famiglia usano giaccavento e scalda collo e di anno in anno non ricordano i nomi delle piante che sono appena fiorite sul balcone.

Preparare la valigia mettendo nel beauty smalti di colori vivaci e decidere con quale iniziare le vacanze.

Non tingersi mai i capelli, perché qualche filo bianco aggiungerà fascino e carattere a una donna che non ha paura del tempo che passa. Oppure arrivare a 70 anni con una chioma rosso tiziano, perché quello è il colore che ci si sente bene addosso.

Sentire la vita che si muove dentro di te, quando gli altri da fuori non vedono ancora niente.

Provare solidarietà per una donna che esce da un supermercato con mille borse e un bambino per mano, per una ragazza che sul pullman cerca di evitare qualcuno che si appoggia sul suo fondo schiena, per una madre che guarda il suo bambino nell’incubatrice e combatte con lui.

Ci sono ancora mille altri buoni motivi per cui essere una donna sia qualcosa da festeggiare.