guerrieri

Standard

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato mio padre e mio suocero, che compravano frutti di bosco per festeggiare i loro compleanni e invitavano tutta la famiglia. Era una festa allegra, confusionaria, chiassosa.

Mi sono svegliata col sorriso, serena e in pace, come in questi giorni non capita spesso. Mi sono svegliata consapevole della fortuna che ho ad avere vicino questi due uomini coraggiosi e battaglieri, due guerrieri. Così simili, tanto che posso litigare con entrambi quasi contemporaneamente. Così vicini l’uno all’altro, in un’affinità che hanno scoperto man mano, trovandosi di fianco per dovere familiare e scegliendosi come compagni di strada. Nella buona sorte, nelle feste di compleanno e nelle gite. Nella cattiva sorte, nelle fatiche della loro età che aumenta, dei loro corpi che non seguono la velocità dei loro progetti, delle prove che hanno affrontato in questo anno e che continueranno ad affrontare. Così simili che mi viene naturale chiedere a uno di aiutare l’altro, fratelli per elezione, con una delle loro telefonate che durano ore in cui forse non conta cosa si dicono, ma il tempo che si dedicano.

Non so dirgli a voce il bene che gli voglio, non so esprimere la riconoscenza che ho per quello che stanno insegnando a me e ai miei ragazzi. Le mie emozioni mi imbarazzano sempre, mi mettono a disagio e loro lo sanno. Ma forse questa notte gliel’ho dette queste cose, forse loro stavano facendo lo stesso mio sogno e ci siamo incontrati, mangiando frutti di bosco.

Annunci

famiglia allargata, stretta in un abbraccio

Standard

“La vita ci ha messo al mondo, l’amore ci tiene uniti”

È l’amore per le nostre debolezze, quello che ci fa sorridere degli errori, di chi sente poco e capisce male, di due 70enni che si sentono nonni e si incantano di fronte a una piccola ragazza che non ha ancora due settimane ed è già piena di amore per i prossimi mille giorni.

È l’amore per chi c’è stato e non c’è più, per chi ci ha insegnato a stare insieme, mettendo da parte la propria idea per lasciare il posto a quella degli altri. Di chi non si lasciava fotografare e in vacanza dirigeva un po’ la vita di tutti. Di chi sfuggiva agli auguri per il proprio compleanno, ma festeggiava sempre quelli degli altri e scriveva biglietti che ancora custodiamo nel portafoglio o stretti vicino al cuore.

È l’amore per chi strada facendo è salito su questa carovana, qualcuno sulla strada che ci portava a Maillenat, qualcuno tra un campo scout e l’altro, qualcuno prima di prendere un aereo per la Tunisia o per la Norvegia, qualcuno nelle giornate passate insieme in uno studio. E una volta salito ha capito che non potevamo fare a meno l’uno dell’altro e che insieme alla donna che aveva scelto, aveva preso anche gli altri. Pacchetto completo, full optional.

È l’amore per tutte le difficoltà che ci hanno accompagnato, per le prove difficili superate e che ci hanno lasciato cicatrici. Per le fatiche che hanno segnato il nostro corpo e la nostra mente, per i sogni che avevamo a 16 anni e che sono rimasti lì, lungo una strada bagnata.

È l’amore per la tenacia che ciascuno ha dimostrato, continuando a camminare su una strada non sempre facile, continuando a impegnarsi a stare insieme, accettando le differenze, accogliendo le difficoltà e gli scontri, i consigli non richiesti ma dati col cuore.

È l’amore per tutti i bambini che rallegrano i nostri incontri, sereni e naturali, come quando si è in famiglia. Anche se quella famiglia non la vedi sempre, anche se qualcuno ancora non parla e non cammina.

Ieri sera si è ritrovata la mia famiglia allargata e io mi sono sentita a casa. Comoda come sul divano, stretta come in un abbraccio.

mio papà

Standard

Mio papà aveva una macchina che a me da piccola sembrava enorme, gialla come una banana, come i taxi e infatti giocavamo a fare “taxi giallo senza ritorno” con mia sorella e le mie amiche al mare.

Mio papà ci portava in piscina il sabato mattina mentre mamma era a scuola; quando finivamo nuoto andavamo a prendere mamma e mangiavamo le ciambelle con lo zucchero che vendeva nello stanzino la bidella.

Mio papà aveva un bloc notes sul comodino per prendere appunti quando si svegliava di notte e aveva avuto un’idea o aveva pensato a qualcosa da fare.

Mio papà ci faceva le foto in vacanza e ci metteva un’eternità, facendoci mettere in posa proprio come voleva lui. Non so se poi fosse soddisfatto delle foto, noi di sicuro eravamo insofferenti.

Mio papà dopo pranzo sapeva dormire ovunque, anche su una panchina. E spesso si metteva in faccia un fazzoletto, una maglietta, qualsiasi cosa che lo riparasse dalla luce. Dopo 30 anni la mia amica mi ha raccontato che si chiedeva se lì sotto respirasse.

Mio papà lavorava in un posto in cui facevano delle fiere e delle mostre bellissime. Noi andavamo a vederle tutte, da expo vacanze a quelle delle macchine per tagliare i blocchi di marmo. Raccoglievamo depliant e volantini di ogni genere e poi mangiavamo il toast, fast food degli anni ottanta, nel suo ufficio.

Mio papà quando è morta sua mamma mi ha portato alla camera ardente e mi ha detto “la nonna sta dormendo, salutala”. Quando è morto suo suocero e siamo corsi in ospedale mi ha detto “non era solo mio suocero, era mio amico”.

Mio papà mi ha insegnato che le battaglie si vincono con cocciutaggine e disciplina, anche se a volte anche lui ha bisogno di un aiuto per tirarsi su.

Io e mio papà siamo diversi e non sempre lo capisco. Ma quando sono riuscita ad accettarlo per com’è ho scoperto che il bene che gli voglio va al di là delle differenze.

Auguri papà, continua a camminare con me.