forse non c’entra niente, o forse si

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Forse non c’entra niente la lite davanti alla scuola elementare di lunedì mattina per una macchina in doppia fila e un insulto lanciato con leggerezza, nonostante il torto evidente. Forse quella furia che porta un uomo di mezza età a prendere a pugni in faccia e a strattonare per i capelli una donna, non ha alcun legame con altre violenze.

Forse l’aggressività dei genitori e degli allenatori sugli spalti e le panchine di qualsiasi campionato locale di calcio o di basket, che contestano l’arbitro, applaudono ragazzi che strattonano gli avversari prendendoli dalla maglietta, urlano ordini con violenza a chi sta giocando in campo, non sono collegati ad altri atteggiamenti aggressivi e violenti.

Forse le frasi “fatti furbo”, “prima gli italiani”, “gli zingari rubano i bambini”, “non vogliamo i profughi nel quartiere perché c’è un asilo”, le liste che classificano le presunte doti delle donne dell’est, i cappi in parlamento, le monetine lanciate, il movimento dei forconi che passa arrogante e con aria violenta sotto la finestra dell’ufficio, le battute su tedeschi e kapò, le vetrine imbrattate o rotte durante una manifestazione, la polizia schierata in assetto antisommossa al corteo del primo maggio, appena dietro di noi, sono tutta un’altra storia. Diversa rispetto a chi si lancia con un fuoristrada su un ponte affollato di gente, in un mercatino di natale, tra le persone col naso in sù in attesa dei fuochi d’artificio.

Forse i percorsi sono diversi. O forse no. Nel dubbio proverei ad abbassare i toni, a educare i ragazzi al rispetto e al senso della misura, a smettere di urlare e iniziare ad ascoltare, a conoscere e astenersi dai giudizi, a riscoprire la bellezza della complessità anziché adagiarsi in comodi e insulsi stereotipi.

Forse siamo ancora in tempo. O forse no e arriveremo a toccare il fondo, provando poi a rialzarci.

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manuale per lo svezzamento

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– Stamattina non ti ho risposto perché ero all’incontro sullo svezzamento – mi ha detto questa mattina la mia amica, quella con la bimba che ha appena compiuto 6 mesi. La ascoltavo contenta di aver abbandonato liofilizzati, pappe, brodo vegetale, farine di mais, tapioca e cemento a presa rapida (perché sono praticamente certa che siano addizionate di cemento a presa rapida), quando a casa mia, nel mio salotto, è successa l’apocalisse.

Per non so quale motivo due figli urlavano uno contro l’altro, ovviamente senza scomodarsi dal divano o dalla sedia su cui erano seduti. Il risultato, insieme con la tv che intanto era accesa e guardata dalla terza, era di confusione totale. Il tutto mentre io cercavo di ascoltare le chiacchiere della mia amica.

Li ho ignorati per un po’, convinta che debbano cavarsela, da soli; ho aspettato che smettessero, mica avranno avuto da discutere per il resto del pomeriggio. Poi non ce l’ho più fatta.

– Scusa un attimo – ho detto con la massima calma possibile alla mal capitata dall’altro lato del telefono. Ho messo un mano di fronte al microfono del cellulare e ho scatenato l’inferno, mandando ciascuno in una stanza diversa, vietando cellulare, computer, video giochi e tv per il resto della giornata.

Quando sono tornata al telefono la mia amica se la ghignava della grossa, per la scena a cui aveva partecipato da lontano. Mi sono offerta di andare a occuparmi dello svezzamento di sua figlia; in cambio lei dovrà svezzare i miei figli dall’aggressività uno nei confronti dell’altro, dalla fretta di volere tutto subito per poi non averne mai abbastanza, dal dare per scontato che io sia lì per loro, in qualsiasi momento della giornata, anche quando sto lavorando, anche quando sto parlando al telefono, anche quando sto cucinando o leggendo un libro. Se mi occupassi di pappette e liofilizzati, frutta omogeneizzata e mais e tapioca sono certa che non mi trasformerei in Crudelia Demon dopo che ha mangiato un fungo velenoso, ma sarei serafica ed educativa come un’istitutrice svizzera.

C’è sempre uno svezzamento da affrontare, per alcuni ci sono le ricette (e alla mia amica le hanno date), per altri no. Ti arrangi e cerchi di sopravvivere, tu e la progenie.