felici tutti i giorni

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Domani è il nostro anniversario di matrimonio. 16 anni di scelte insieme, di strada e passi, di discese che con le tue ginocchia sono più faticose delle salite.

5844 giorni felici. Tutti, anche i 29 febbraio. Perché la felicità è sapere di essere in due quando vinci una gara a lavoro e la prima cosa a cui pensi è se puoi chiamare subito l’altro per dirglielo. Perché la felicità è piangere una sera in vacanza, noi due in camera perché non abbiamo più la leggerezza e l’incrollabile fiducia nel futuro di 10 anni fa. Perché la felicità è prepararti i panini per la cena che farai in macchina accompagnando il grande alla partita di basket e aspettare gli aggiornamenti sul punteggio a ogni quarto. Perché la felicità è vedere una mostra insieme, uno spettacolo di teatro, un incontro su l’Europa che vogliamo e parlarne a lungo tornando a casa, perché il mondo intero è l’orizzonte naturale dei nostri pensieri e delle nostre ambizioni. Perché la felicità è parlare dei nostri nipoti, quelli che già ci sono e quelli che arriveranno, installare per l’ennesima volta la stampante a mio padre, accompagnare il tuo a una visita e aver finalmente imparato che preferisce appoggiarsi al braccio sinistro. Perché la felicità è vedere la tua foto profilo di whatsapp e pensare che te l’ho fatta io ed è evidente dal tuo sguardo che in quel momento stavi guardando me.

Perché la felicità è questa corsa continua che viviamo, questo calarci nei nostri ruoli, di compagni, genitori, figli cercando di giocarci fino in fondo sempre, questo essere coppia impegnandoci a non perdere di vista noi come singoli individui, questo vivere la vita di tutti i giorni restando fedeli alla nostra identità, questo continuare a camminare e a farci trasformare dagli incontri che la strada ci offre, dalle relazioni che rendono il nostro progetto di matrimonio quello che è: una casa aperta, un posto di confronto e crescita, un luogo di incontri e condivisione di valori. Una famiglia felice, tutti i giorni.

ps. se mi porti di nuovo a camminare sono ancora più felice

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nella mia tasca

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Nella mia tasca ci sono le caramelle che nostra figlia Lucia ha vinto alla festa dell’oratorio e non ha mangiato, ma mi ha chiesto di conservarle, perché sa che i regali e i premi sono cose preziose, che non arrivano tutti i giorni, ma solo dopo l’impegno, la fatica, la perseveranza. E che bisogna imparare ad assaporarle e a godersele piano piano.

Nella mia tasca ci sono i gormiti che nostro figlio Diego prendeva all’ultimo momento in camera prima di andare alla scuola materna, amuleti che sapevano di sicurezza, chiavi magiche che permettevano di attraversare le porte del mondo e di riaprire sempre quella di casa. Adesso non li prende più, perché crescendo ha imparato che la porta di casa è come quelle di sicurezza: basta che ti appoggi alla maniglia e la porta si spalanca, per entrare o per uscire, che il dentro e il fuori hanno senso solo se si sanno parlare.

Nella mia tasca ci sono i biglietti che nostro figlio Jacopo si attacca sulla wii per ricordarsi di comprare il latte, di prendere le chiavi di casa, di comprare il pane. Perché se nella natura degli adolescenti c’è la dimenticanza, in quella dei genitori c’è la perseveranza e l’aiuto a cercare strade per crescere e diventare responsabili. E la disponibilità a offrire sempre un’altra occasione, per fare bene, per imparare, per diventare ragazzi.

Nella mia tasca ci sono i biglietti dei musei e delle mostre visitate tutti insieme in vacanza, adesso che finalmente siamo diventati tutti abbastanza grandi per poter vivere nuove città e immergerci in altre culture. Ci sono i biglietti dei film visti in due, nei cinema dove la programmazione non insegue gli effetti speciali, perché anche nella scelta dei film continuiamo a rimanere due persone che amano la vita quotidiana, senza i lampi e i bagliori di fuochi d’artificio o di guerre e tragedie in corso. Ci sono gli scontrini dei ristoranti, perché mangiare insieme è sempre qualcosa che facciamo volentieri, un linguaggio intimo e personale che racconta la nostra strada, le nostre fatiche e i nostri successi.

Nella mia tasca c’è la tua mano che stringe la mia, che mi da forza e sostegno ogni volta che ne ho bisogno, che mi lascia libera di fare e di sognare, che mi spinge a continuare a camminare. Nella mia tasca c’è la nostra scelta di andare insieme nel mondo, di aprirci agli altri e costruire in due un pezzo di strada. La accarezzo sempre, ogni giorno, quella scelta e sono convinta che sia la cosa più preziosa e forte che io abbia saputo fare. Quella da cui non tornerei mai indietro. Buon anniversario capo.

26 (buon anniversario)

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Non sono scaramantica, ma un po’ fissata con certe coincidenze sì. Sono convinta che nascondano significati particolari, invisibili ai più, ma che a un certo punto si svelano in tutta la loro potenza a me.

Non so il mistero nascosto nel numero 26 per la cabala, la smorfia napoletana o qualsiasi altra disciplina simile. Ma so cosa significa per me.

E la consapevolezza è cresciuta un po’ per volta, evento dopo evento, coincidenza dopo coincidenza.

Il 26 è il giorno dell’inizio di storie d’amore importanti nella nostra famiglia. Di matrimoni nati dopo dieci anni di fidanzamento o uno, di matrimoni del secolo scorso o del ventunesimo secolo.

I primi sono stati Bruna e Domenico, i miei nonni. Che sono andati in chiesa con il tram, perché non avevano un’auto. Che per oltre 50 anni si sono amati, sostenuti, rispettati, stimolati.

Poi ci sono stati mia sorella e mio cognato, che hanno “resistito” a 10 anni di fidanzamento, che sono cresciuti insieme, che hanno passato più tempo l’uno con l’altra nella loro vita che da soli.

E poi ci siamo noi, Flavio e io. Per cui sposarsi è stato così semplice, naturale, spontaneo. Come ogni decisione grande della nostra vita insieme, con quella naturalezza nel trovarsi sulla stessa strada che ogni volta mi lascia senza fiato e senza parole, con la paura che prima o poi questo incantesimo si possa rompere. Con la consapevolezza che è un dono prezioso, da alimentare ogni giorno.

Il 26 maggio i miei nonni si sposavano. Il 26 maggio di oltre 50 anni dopo mio nonno veniva investito in bici, mentre tornava a casa. In ospedale ci hanno consegnato un sacco con i suoi vestiti, le scarpe, i pantaloni tagliati dai medici. E un giornale, ben ripiegato come usava fare lui. Ero in bagno a casa di mia nonna quando l’abbiamo aperto: dentro c’erano dei fiori. Li aveva raccolti per lei, per il loro anniversario.

Buon anniversario Bruna e Domenico, sono convinta che voi siate ancora insieme e lo sarete per sempre.

compiamo 12 anni

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Una casa spesso in disordine, con giochi sparsi, posta da aprire lasciata sul tavolo in ingresso, libri sul divano, vestiti accumulati in terra davanti al cesto della biancheria sporca.

Piante che muoiono in balcone e altre che crescono, resistono alle stagioni, al freddo e al caldo, alle vacanze e all’assenza di acqua. Un ulivo, che per anni è stato lì a regalare solo foglie e rami nuovi e da due stagioni genera olive che sanno di mare e passato, passaggio di testimone in una staffetta di cui non si conosce il traguardo.

Power ranger in bagno di fianco agli spazzolini, carte di merendine, fazzoletti e penne bic nel cestello della lavatrice, borse da cui puoi estrarre braccialetti fatti con gli elastici o col legno, le carte doppie della collezione dei dinosauri, la tessera di nuoto.

Libri vari sul comodino, sul piano sopra quelli letti, su quello sotto quelli da leggere. Disegni per la festa della mamma appesi alla lampada o diplomi per il miglior papà messi nel cassetto.

Cambiamenti, grandi e piccoli affrontati insieme, discussi, condivisi, scelti. Progetti e speranze, sogni e insonnia. Nascite e morti, matrimoni e funerali, nuove amicizie sbocciate e altre accantonate. Ospedali e giardinetti, scuole, recite, vacanze e guide turistiche. Ristoranti e divano, serie tv e film, da grandi e da piccoli. Insicurezze e punti fermi.

Questa è la nostra famiglia, oggi è la nostra festa. Compiamo 12 anni.