passaggi

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C’è chi ha visto i grandi andare via e sa che adesso tra i grandi ci sarà lei. E non ha neanche una settimana per abituarsi all’idea.

C’è chi è tornato portando lo zaino sulle spalle per una camminata di mezz’ora. Quando chiedo se si è emozionata mi risponde – Sono passata per prima -, ma lo sapevo già che sarebbe andata così.

C’è chi ha condotto con i più grandi il grande urlo – Mamma, ti senti veramente potente quando fai il grande urlo -, e pensa già a quante specialità vuole conquistare quest’anno.

C’è chi ha incontrato la cera di una candela coi propri capelli e non so ancora come l’abbia tolta (io ho offerto le mie doti da parrucchiera, ma non ha gradito).

C’è chi è tornata scontenta e arrabbiata. Proprio per questo l’anno che arriva sarà ancora più importante: per trasformare le condizioni che sembrano avverse in una sfida da vincere.

C’è chi si prepara all’ingresso la prossima settimana e già si immagina come avverrà, entusiasta e sereno come chi inizia una strada già tracciata.

C’è chi da questa notte avrà qualcuno che dorme nella stanza a fianco. E potrà scoprire che non è un’intrusione nella sua vita, ma una risorsa in più per tornare a vivere.

Oggi inizia il nuovo mese e sono iniziate tante cose nuove per la nostra famiglia. Per i più piccoli e per i più vecchi. Sono stati passaggi importanti, voluti o sofferti, cercati o rimandati il più possibile. È un nuovo inizio, un autunno che prepara una primavera ricca di vita.

come una barca nel bosco

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Gli uomini della mia vita hanno deciso di mettere alla prova il mio ottimismo e la mia resistenza.

Una settimana fa, in macchina tra la scuola e la palestra, Jacopo mi racconta cos’hanno fatto a scuola.

– Abbiamo letto una poesia, in cui l’autunno è paragonato a una stagione della vita, quella adulta –

– Oh cavolo Jacopo, quindi io sarei in autunno? –

– Beh, mamma, quasi. Direi che dai 40 anni si è in autunno. In autunno cambia il colore delle foglie e tu inizi ad avere i capelli bianchi –

– In effetti –

Ieri, chattando su skype con Flavio, in una di quelle sedute di autocoscienza che a volte ci concediamo grazie alla tecnologia che crea spazi di silenzio e conversazione a due, senza il rumore di fondo e i disturbi continui dei figli.

“comincio a temere che una delle consapevolezze del raggiungimento dell’età adulta sia quello della percezione della tempesta permanente, e che l’unica sia impegnarsi al timone della nave” con questa frase lapidaria mio marito ha aperto una voragine nella mia coscienza. Come dire: hai voluto crescere, studiare, trovare un lavoro, mettere su famiglia e fare figli? Adesso non hai alternative, prendi il comando della nave, non ti distrarre, se lo trovi metti il giubbotto di salvataggio, altrimenti ripassa le lezioni di nuoto di quando avevi 8 anni. E il riposo, la calma, la sensazione di essere “a posto”, di avere di fronte un periodo di bonaccia che durerà a sufficienza per farti rilassare e riprendere? No, ci dispiace, non è prevista. Almeno non per i prossimi 10-15 anni, rassegnati e tieni saldo il timone.

Ecco, sono come una barca nel bosco. Mentre infuria la tempesta e cadono le foglie.