due sedie vicine

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C’è un amore ormai esplicito e dichiarato alla scuola materna. Diego, da buon maschio della sua famiglia, non se ne accorge o nega. Ma io so che anche lui non è del tutto indifferente al fascino della compagna di 5 anni che l’ha scelto.

Lei è forte, travolgente, fisicamente e non, decisa e determinata, indomita. Come i suoi capelli ricci e neri legati in un treccia, come i suoi occhi brillanti e vivaci, come la sua voce squillante e il suo parlare veloce.

Un giorno, quando mi sono presentata alla porta della classe per prendere Diego viene ad accogliermi lei:

– Mamma di Diego, sgridalo che oggi è stato monello con me! –

Un altro giorno lui voleva aspettare il suo amico del cuore che stava ancora cambiandosi le scarpe all’armadietto e io dovevo andare. Lei ha trovato la soluzione: ha preso una sedia e l’ha piazzata davanti alla porta, perché Diego potesse sedersi e aspettare il suo amico. Poi ha preso un’altra sedia, l’ha messa di fianco a quella di Diego e ci si è seduta lei.

Stamattina entriamo in classe e abbraccio Diego per salutarlo. Lei, velocissima, arriva di fianco a noi e approfitta del fatto che io lo tenga fermo, per baciarlo anche lei. E io me li bacio tutti e due: il mio ragazzo e questa ragazza, che non ha paura di dimostrare il suo amore, che si dichiara a testa alta, che si fa avanti. Questa futura donna che non sarà l’ombra di qualcuno, ma una compagna di strada (lo spero per lei e per chi camminerà con lei).

Perché voler bene a qualcuno è tutto questo: litigare, trovare la soluzione per i suoi problemi, accoglierlo al mattino. Mettere due sedie vicine e sedersi ad aspettare, mentre la vita scorre intorno.

ci sono donne

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Ci sono donne da smalto sulle unghie, quelle che hanno mani perfettamente curate con lo smalto abbinato al trucco, al vestito, alla borsa, alle scarpe, alla macchina e in alcuni casi anche al golfino della figlia (rigorosamente con capelli lisci, cascate e cerchietto).

Ci sono case in cui regna l’armonia e l’ordine, pavimenti degni di una sala operatoria, piani cucina scintillanti, profumo di fiori e contemporaneamente pietanze pronte per cene equilibrate, sane e gustose.

Ci sono bambine che alle 8,20 del mattino davanti a scuola hanno la treccia lavorata laterale, con tutti i capelli che seguono un’unica direzione, ordinati e disciplinati, legati al fondo da un elastico perfetto che fa pendant con le all star.

E poi ci siamo noi.

Io col mio smalto mezzo tolto e mezzo no, perché non solo non sono capace di metterlo bene e mi ritrovo la punta delle dita viola; dopo tutta la fatica che ho fatto il giorno dopo l’infame si scalfisce a centro unghia o si ritira come se avessi grattato la carta vetro per tutto il giorno. Ho provato di tutto, dal metterne due mani (e ho l’effetto pongo perché non lo faccio asciugare abbastanza) a mettere le mani nell’acqua fredda per fissarlo (“mamma fai così, funziona. Me lo ha detto Irene” – mi dice Lucia citando l’amica di 10 anni con cui in campeggio si è messa lo smalto rosa shocking).

La mia casa, con il pavimento che conserva ricordi del passato, soprattutto sotto il divano, dove puoi trovare polvere, fazzoletti sporchi, gormiti e calzini spaiati. Le pentole che si divertono a versare l’acqua solo quando il piano cottura è pulito (non scintillante, perché io gli aloni proprio non li so togliere). Il profumo degli hamburger che trova la sua strada naturale verso le camere da letto, nonostante io abbia cucinato con la ventola che portava via e la porta del balcone spalancata.

Mia figlia, con la riga in testa più storta della storia, ingorghi di capelli che cercano di essere contenuti in un elastico colorato con fili bianchi che si staccano di lato e che probabilmente a fine giornata non sarà più in grado di contenere nulla.

Ci sono donne, case, bambine così, ne ho viste in giro. E sto cercando di eliminarle.