perché è bello lasciarvi andare

Standard

Ci sono due zaini pronti in camera, con dentro magliette, calze, pantaloncini e maglioni pesanti. Ci sono due zaini carichi di allegria, paura di qualcosa di nuovo, voglia di godersi l’ultimo campo, entusiasmo, autonomia. Ci sono due zaini che torneranno infangati, con gobbe e sacchetti aggiuntivi appesi fuori perché la roba sporca occupa più posto di quella pulita, pieni di ricordi, emozioni, esperienza.

Lucia e Jacopo partono per il campo scout e io penso che è proprio bello lasciarvi andare.

Perché lontano da me scopro quanto siete autonomi e indipendenti, capaci di cavarvela e pieni di risorse. La mia vicinanza vi impigrisce e rallenta la vostra corsa verso i giorni che vi aspettano.

Perché i vostri piedi hanno misure diverse dai miei e le vostre gambe camminano ad altri ritmi. E nell’andare per il mondo ciascuno deve trovare il proprio passo per poi poter essere capace di stare a fianco degli altri, in un passo comune che tenga conto delle esigenze e dei tempi di tutti.

Perché il mondo è troppo grande e bello e pieno di esperienze per limitarsi a quelle che potremmo fare insieme. Avete l’energia e lo stupore dei vostri anni che non saranno mai gli stessi di quelli miei, perché la vostra sete di scoperta deve trovare più fonti per poter essere soddisfatta e al tempo stesso continuamente alimentata.

Perché non si educa mai da soli, ma con altre persone intorno. E le persone con cui andate sono nostri compagni di strada, fratelli e sorelle nell’educazione, tutti tesi verso lo stesso obiettivo, tutti appassionati dello stesso progetto, tutti innamorati delle stesse persone: la bambina e il ragazzo che siete, la donna e l’uomo che diventerete.

Perché i vostri sorrisi, le vostre chiacchiere, i vostri graffi e la vostra stanchezza raccontano molto più di quanto vedrebbero i miei occhi se fossi lì con voi. Raccontano non solo ciò che è successo fuori, ma quello che si è trasformato dentro di voi, mentre la vita scorreva, mentre mangiavate con gli altri su un tavolo senza tovaglia, mentre scoprivate il bosco, mentre affrontavate la fatica, mentre superavate la timidezza.

Allora andate, ragazzi miei, da soli per la strada. Andate a costruire il vostro futuro, andate a mettere un mattoncino sopra l’altro per dare fondamenta alla vostra persona, andate a scegliervi la strada e i compagni di viaggio, perché ognuno ha la responsabilità di fare delle scelte. Andate a vivere la vostra vita. E io sarò felice e serena, perché so che quello che vi ho dato e continuo a darvi ogni momento, ve lo portate dentro, sulle mani, negli occhi, nel naso e nella bocca, che se fosse solo dentro il cuore non uscirebbe mai dai vostri gesti, dal vostro modo di guardare il mondo, di annusarlo, di assaporarlo.

Sarò felice ed emozionata, perché vedere una bambina e un ragazzo che vanno da soli ad affrontare il mondo è sempre un’emozione fortissima e indimenticabile.

Annunci

tra il dire e il fare (c’è di mezzo un anno)

Standard

Un anno fa o poco più, un amico (che non vedevo da molto tempo) mi ha chiesto di scrivere dei campi estivi che organizzava con la sua associazione, Toscience. L’ho fatto qui e la richiesta mi aveva lusingato, perché riconosceva il valore del mio scrivere qui, qualcosa che avevo sempre pensato fosse utile solo per me e non per altri.

Qualche mese dopo, quello stesso amico mi ha detto che aveva in mente un progetto nuovo e aveva pensato a me. Ed è iniziata una nuova avventura, per costruire un campo sul racconto e sulla narrazione per ragazzi, tra i 14 e i 16 anni. Un campo che forse in tanti avrebbero voluto mettere in piedi o frequentare. Ma non l’hanno fatto e così ci proviamo noi per primi.

Ci proviamo noi perché siamo sufficientemente spensierati e leggeri per aver voglia di metterci in gioco professionalmente e personalmente. Ci proviamo noi perché i racconti e le storie sono così dentro alle nostre vite che organizzare un campo su questi temi è naturale come respirare e coinvolgente come guardarsi dentro. Ci proviamo noi perché sappiamo che incontrare ragazzi e ragazze e ascoltarli e lasciarsi attraversare dalle loro parole e dai loro silenzi è un privilegio che non vogliamo lasciare ad altri.

Ci proviamo noi, Fabio, Sara, Andrea e Serenella. E mentre prepariamo il campo ci scopriamo, ci leghiamo l’uno all’altro, mangiamo insieme e parliamo di libri, incontriamo i figli dell’uno e dell’altro ed entriamo nelle nostre case.

Tra il dire di un campo e farne uno c’è di mezzo molto, ma anche poco. Molto perché serve la voglia di mettersi in gioco e buttarsi in una nuova avventura. Poco, perché mentre parliamo, 7 minuti dopo la mezzanotte, il primo campo estivo dedicato alla narrazione per ragazzi dai 14 ai 16 anni, prende forma e tra poco più di due mesi sarà reale.

c’è solo la strada su cui puoi contare (quella che porta al camp)

Standard

Se il sabato pomeriggio mi capita di andare in un centro commerciale c’è qualcosa che mi fa più male della ressa, delle luci artificiali mentre fuori il sole splende, dei passeggiatori con carrello tra i cacciatorini e i formaggi morbidi. Sono i bambini e i ragazzini al seguito, quelli che avrebbero l’età e l’autonomia per essere altrove e invece si trovano tra yogurt e carta assorbente per la casa. La tristezza si acuisce d’estate quando i mercati di quartiere si animano di nipoti svogliati dietro a nonni disponibili, che sono riusciti a trascinarli fuori di casa, abbandonando tv e wii.

Se vostro figlio o figlia ha quell’età, se anche a voi si inumidiscono gli occhi di fronte a tanto spreco di energie e risorse e possibilità, per quest’estate c’è una soluzione. O meglio, ce ne sono tante. Ma voglio raccontarvene anche un’altra: scientifica, fuori casa, curiosa, organizzata da un amico sulle cui capacità posso mettere entrambe le mani sul fuoco.

Sono i Science Camp, campi di 6 giorni in Piemonte ed Emilia Romagna per ragazzi dalle elementari alle superiori. Qui trovate tutte le informazioni, che non riscrivo perché sicuramente mi perderei qualcosa.

Perché mandare un figlio a un campo estivo? Perché uscire di casa fa sempre bene, ossigena il cervello, allena la capacità di adattarsi, stimola la curiosità verso ciò che non si conosce, apre strade possibili. E prima si esce di casa per provare a fare da soli qualche giorno, prima si scopre che lì fuori c’è un mondo in cui tutti, grandi e piccoli, hanno diritto di vivere e cercare quello che li fa star bene: amici, autonomia, informazioni, conoscenze, esperienze, incontri.

Perché fra tutte le proposte scegliere proprio i Science Camp? Perché sono progettati e gestiti da scienziati ed educatori, divulgatori scientifici, ex capi scout: insomma tutte persone appassionate e preparate, che offrono un’esperienza educativa prima che di conoscenza. Educazione al pensiero libero, all’autonomia, alla ricerca, alla collaborazione e alla condivisione di informazioni, materiali, spazi, responsabilità verso il mondo che ci circonda e gli ambienti che ci ospitano.

Regalare l’esperienza di un campo estivo ai propri figli vuol dire dargli una bussola per condurre la loro vita su strade nuove. Perché, come dice una canzone di Gaber che spesso ritorna nel mio percorso, “il giudizio universale non passa nelle case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare sulla strada, sulla strada per conoscere chi siamo”. Perché è lasciandoli andare sulla strada che possiamo conoscerli davvero, fino in fondo, i nostri ragazzi.