il modo migliore di iniziare l’anno 

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Non c’è modo migliore di iniziare l’anno di quello che hanno avuto la possibilità di provare i miei figli.

Non c’è tempo speso meglio di quello passato con quegli amici con cui cammini e giochi, canti e corri, scambi pupazzi e assaggi le lenticchie (e scopri che sono buonissime). Non c’è tempo speso meglio di quello passato con giovani adulti che studiano racconti per rinnovare ogni anno la meraviglia negli occhi di chi li ascolta, che si scrivono sulle mani – per non dimenticarle – le parole maestre, quel lessico familiare magico che apre la mente a nuove dimensioni e il cuore all’ascolto degli altri.

Non c’è modo migliore per crescere di mettersi in cammino con gli altri, lavorare insieme per preparare la cena, imparare a usare un coltellino, progettare e costruire una slitta, leggere il brano della veglia alle armi e riflettere sul significato della promessa che stai per pronunciare. Non c’è modo migliore per crescere di farsi accompagnare in quel sentiero da donne e uomini che hanno fatto delle scelte, ma ricordano ancora bene quando erano come quelle ragazze e quei ragazzi che hanno di fianco e che hanno il privilegio di veder diventare adulti.

I miei ragazzi sono tornati dai campi scout invernali, con gli occhi che brillano e l’animo pulito. I loro capi sono tornati dai campi scout invernali, con gli occhi che brillano e l’animo pulito. Non c’è modo migliore per iniziare l’anno che farlo con dei compagni di strada così: fratelli e sorelle maggiori sullo stesso sentiero.

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spingerai i tuoi passi sulla strada

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È partito tranquillo, ma un po’ timido. A disagio per i 5 minuti di ritardo (ma devo ammetterlo che lo ero anche io), stupito per la presenza del suo capo (“mamma c’è Akela, cosa ci fa qui?”), un po’ preoccupato perché non c’era nessuno che conoscesse.

Mi ha chiesto di aspettare che arrivassero tutti ed è stato quasi sempre vicino a me e a sua sorella finché non li hanno chiamati in cerchio. Non ha voluto portare una torta per il suo compleanno, che festeggiava proprio il primo giorno di campo, ma poi ha spento le candeline della torta che la staff gli ha preparato.

È tornato cantando con gli altri, al fondo del gruppo, chiacchierando con Akela (“mamma è meglio l’Akela delle piccole orme che quello del branco, si vede che voleva fare bella figura”). Ci ha salutato velocemente e poi mi ha detto “aspetta che devo salutare gli altri” e si è buttato man mano in abbracci singoli o di gruppo, in assalti alla staff, in scambi di occhiate.

Se è vero che si impara da piccoli a diventare grandi, tu Jacopo stai camminando sulla tua strada con fermezza e passo sicuro, consapevole che non sei ancora arrivato alla meta e che la strada è più bella quando la si percorre insieme a qualcuno.

Se è vero che il capo scout è un fratello maggiore, hai trovato dei fratelli e delle sorelle abbastanza solidi da permetterti di non essere d’accordo con loro, da non cercare la tua approvazione per forza, da fare delle scelte e portarle avanti. E capaci di darti lo spazio per cambiare idea, anche su di loro.

Spingerai i tuoi passi sulla strada e sono certa che sarà lunga. Perché non sei uno che si spaventa di fronte alla fatica, perché sei uno che ha l’ambizione di arrivare lontano. Buona strada, Jacopo.