drammi da un minuto

Standard

Un secondo prima piange e urla come se le avessero ridotto una frattura della caviglia senza anestesia e zoppica vistosamente. Il secondo dopo si lancia nell’ennesima discesa sugli sci incurante del dolore lancinante che la straziava poco fa “tanto con gli scarponi non mi fa male”.

Dopo il rumore molesto di qualcosa che rotola giù dalla scala a chiocciola vedo arrivare il figlio grande che si tiene il gomito, piange disperato e si contorce per il dolore saltellando. Poi si calma, con un abbraccio e un bicchiere d’acqua, e possiamo verificare che non ha arti rotti o organi interni compromessi, al massimo un livido.

Piange offeso e contrariato perché al secondo giorno (della sua vita) sugli sci ancora non può venire sulle piste senza maestro, solo con me, sorella e cugina e fa una sceneggiata davanti alla macchina, dicendo che lui vuole ancora sciare e non andare a casa. Quando un’ora e mezza dopo ritorniamo anche noi, lo troviamo tranquillo sul divano, con una fame da lupo e senza traccia del capriccio di prima.

I miei figli hanno la memoria corta o soffrono di uno sdoppiamento di personalità e si divertono a farmi gli scherzi: un momento sono paurosi, piagnoni e mai contenti e il secondo dopo diventano energici, coraggiosi e con un buon carattere. Saranno le minacce (mie) fatte in macchina, sarà la stanchezza di fine anno, sarà che ho deciso di riposarmi anch’io: sta di fatto che gli sbalzi, per ora, mi scivolano addosso come se la mia coscienza non li avesse neanche registrati.

Non indago oltre, mi godo il momento di quiete e vivo in superficie. Per l’anno nuovo mi impegno a non cercare sempre risposte complesse e articolate per ogni questione. Chi l’ha detto che ci debba essere sempre una motivazione profonda che muove le cose?

Annunci

sono anti democratica

Standard

Io mi sforzo nell’educazione dei miei figli, ogni giorno, ogni minuto, ogni istante. Quando fanno colazione e vige la regola che i biscotti che si mangiano sono quelli aperti anche se a loro non piacciono; quando fanno la cartella e gli insegno che se c’è un cordino bisogna chiuderlo, altrimenti la cartella sarà aperta e sbrindellata; quando arriviamo a scuola puntuali perché se c’è un orario di ingresso è giusto, per rispetto loro, dei loro compagni e delle insegnanti rispettarlo; quando non li infilo tra un bambino e l’altro sotto la doccia in piscina, tanto è solo un attimo, cosa vuoi che succeda; quando li mando a scuola senza compiti se hanno dimenticato i quaderni sotto il banco; quando spengo la televisione mentre mangiamo, non accetto avanzi nel loro piatto e prima di alzarsi da tavola devono aver finito almeno loro tre e devono portarsi il piatto, il bicchiere e le posate nel lavandino; quando suggerisco il regalo di squadra, anziché quello individuale, per la ragazzina che festeggerà a fine allenamento il suo compleanno.

Mi sforzo ogni giorno e ci sono dei momenti in cui sono intransigente e antipatica, quasi dispotica con le mie fisse. Ci sono  i momenti (e non sono pochi), in cui i miei figli mi dicono che sono noiosa e che con me non si può fare niente.

Perché nel mondo che incontrano si può mangiare quello che si vuole e quando si vuole, come se fosse sempre un eterno momento del pasto, gli avanzi nel piatto sono la normalità e nessuno si turba per lo spreco. Nel mondo in cui vivono le cose vengono fatte a metà, in maniera approssimativa e disordinata, come capita. Nelle loro classi ci sono bambini che entrano alle 8,35, quando la campanella è suonata da 10 minuti e tutti dovrebbero poter già essere al lavoro, maestre e bambini. Nella loro fila a bere ai giardinetti, c’è sempre una mamma, un nonno, un bambino che si infila tra uno e l’altro, come se tutti quelli in coda fossero lì per vedere il miracolo dell’acqua che cade e non per bere anche loro. Nelle loro attività ci sono continuamente giustificazioni di qualche adulto per ogni dimenticanza, genitori che al campo scout portano dopo due giorni il materiale dimenticato, mamme che si scambiano fotografie sui gruppi di whatsapp ogni fine settimana, perché la dimenticanza ormai è cronica e costante. Nei loro pasti a scuola ognuno può mangiare quello che vuole, il cibo viene buttato senza neanche essere assaggiato e quando a qualcuno non piace si dice “fa schifo”.

Allora, se questo è il mondo in cui i miei figli devono andare, se questa è la democrazia, io divento antidemocratica. Voglio una sana dittatura che ci imponga la convivenza sociale, fatta di regole, doveri e sanzioni. Perché in questa democrazia non riesco più a trovare dei valori, ma solo dei capricci; perché la democrazia è qualcosa che va esercitato con maturità e rispetto, non con la spregiudicatezza di chi è interessato solo ad arrivare al traguardo.

importante è il percorso, non il risultato

Standard

Tutto è iniziato con un capriccio. Con lacrime e frasi ad effetto in libreria “sei cattiva”. Diego voleva comprarsi un libro, ma avevo iniziato a dire di no e ho mantenuto la posizione.

Poi è continuato con un impegno: rifarsi il letto per guadagnare dei soldi. Così ogni mattina si è fatto il letto, col mio aiuto, sistemando tutti i suoi pupazzi bene sul cuscino. E ogni mattina è stata posata una moneta sul tavolo, guadagno del lavoro fatto. E ogni tanto chiedeva “quanti giorni devo ancora fare il letto per comprarmi il libro?”. Andando a scuola controllava dalla vetrina se fosse ancora li quello che aveva scelto e alimentava l’attesa.

Ieri finalmente siamo andati in libreria. Diego ha cercato, ha trovato il suo libro, ha riempito le mani di monete e le ha date, emozionato, alla libraia. È uscito orgoglioso con il suo libro in mano. Vabbè…è un libro sulla Juve, ma l’importante è stato il percorso non il risultato.