essere genitori (già stanca a inizio anno)

Standard

Essere genitori vuol dire fare le cose per primo.

Vuol dire che se chiedi a tua figlia gentilezza e modi accomodanti, dovrai invitarla con belle parole e un tono gentile a spegnere la TV e a farsi la doccia anche se glielo stai ripetendo ininterrottamente da mezz’ora.

Vuol dire che quando li sgriderai perché si sono appena mandati a quel paese e picchiati selvaggiamente per un gioco davanti a degli ospiti esterrefatti, dovrai usare il tono di voce con cui faresti un commento al cinema con tuo marito, mentre dentro di te vorresti incenerirli con lo sguardo.

Vuol dire che se li metti in castigo un mese senza TV e videogiochi, dovrai passare un mese rinunciando al tuo tempo di assenza post cena sul divano per fare insieme giochi di società e intrattenerli.

Vuol dire che se deciderai di trasformare parte del castigo in lavori domesticamente utili, dovrai insegnargli a fare quei lavori e risolvere i danni dell’inesperienza.

È appena iniziato l’anno e son già stanca. Basta una vacanza di 4 giorni coi miei figli.

Annunci

dopo la nebbia

Standard

Quando era piccolo c’era un posto in casa del castigo, in ingresso contro la parete di legno da cui poteva vedermi seduta a tavola. E spesso, credo per ripicca, mentre era lì non si tratteneva più e si creava una pozza bagnata sotto di lui. E così mi trovavo ad asciugare pipì e sfida, a raccogliere la sua ribellione.
Poi c’è stato il tempo delle sculacciate, che mi scappavano veloci dalle mani. Non so se servissero, erano istintive, in una catena di azione e reazione che ci legava indissolubilmente.
Crescendo è arrivato il tempo dei castighi che sottraevano qualcosa: la tv, il computer o la Wii, il gioco ai giardini quando doveva stare seduto con me sul muretto, la cena fuori (e quell’episodio ancora lo ricorda), la partita di calcio con l’amico. Aprivano un mondo di tempo che a volte diventava difficile riempire e in cui si infilava a tradimento la rabbia.
Poco tempo fa eravamo arrivati al castigo che aggiunge qualcosa: il tavolo da spreparare, la lavatrice da fare e la biancheria da stendere. E in queste incombenze domestiche condivise abbiamo trovato un tempo di chiacchiere e confidenze, di scherzi e ironia a 4 occhi, cosa preziosa quando in casa normalmente di occhi ce ne sono 10.
Ma, come ogni figlio, è instancabile nella sua crescita e crescono anche le provocazioni. Così di fronte a liti da grandi e parole da grandi che dichiarano esplicitamente “stai lontana da me”, non c’è più il castigo ma l’allontanamento, il distacco (ovviamente temporaneo e faticoso). Se mi hai mandato, poi non posso cantarti la ninna nanna e farti la carezza scaccia incubi. Se mi vuoi lontana, richiesta legittima, avrai ciò che hai chiesto, ma poi dovrai sostenerne i costi.
Dopo la nebbia del mattino arriva il sole, me lo ha sempre detto mia mamma. Aspettiamo.