le parole che ho da darti

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Ci ho messo un po’ di giorni a scrivere per il tuo compleanno, perché la mia testa è troppo piena e c’è poco spazio per i pensieri, indispensabili per far nascere le parole.

Sono proprio queste il regalo più grande che ti ho fatto, le parole. Da leggere e da scrivere, da ascoltare e da pronunciare. L’amore per le parole che danno vita alle cose, che rendono reali e concrete le emozioni, che mettono in relazione mondi e persone.

Saranno state le ore passate insieme a Pietra Ligure, in cui cantavo e parlavo con te in braccio davanti all’incubatrice. Saranno state le lettere che ho iniziato da subito a scriverti, per dirti le mie paure, ma anche la mia fiducia sconfinata che ne saremmo usciti insieme, che se le cose non vanno da subito per il verso giusto la tua caparbietà e il tuo lavoro instancabile le sapranno riportare sulla via che hai deciso. La consapevolezza che la forza non è rigidità, ma rigore.

E adesso sei qui, coi tuoi 14 anni e tre giorni, con le tue parole di giustizia e rabbia, con un libro sempre sul comodino, con la tua lingua che non sa trattenere i tuoi pensieri, con la tua intelligenza brillante e sempre accesa. Sei qui con le debolezze che riconosco anche in me e che cerco di affrontare con te, per accettarle entrambi, per impedire che diventino ostacoli al tuo cammino. Sei qui con la tua ambizione, coi tuoi sogni, con il tuo sguardo dritto e aperto sul futuro.

E anche se è vero che chi si loda si imbroda, riconosco che mi emoziono a guardarti, a osservare il tuo percorso, ad apprezzare la tua compagnia, non solo perché sei mio figlio, ma perché sei una giovane persona ricca e piena di possibilità. Non mi stupisco però, Jacopo, di quello che sei diventato in questi 14 anni: lo vedevo già in quella mano aggrappata al mio dito, in quella forza inesorabile che hai messo per crescere, perdere le piume e aprire le ali verso il mondo.

Buon compleanno, amore mio, continua a essere quello che sei: è tutto ciò che puoi fare nella vita e sarà tanto, se lo farai fino in fondo.

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abbiamo chiuso il girotondo

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Ce lo chiedi quando siamo soli, i tuoi fratelli due passi avanti, o sul divano a guardare la tv. Ci vieni vicino, a me e a papà, e con la tua aria sicura ci dici “siamo soli, adesso potete dirmelo: chi è il vostro figlio preferito?”

Tu sei il figlio che mi stupisce di più, con la tua sicurezza, una fiducia nelle tue possibilità serena, di chi sembra non aver bisogno di dimostrazioni.

Tu sei il l figlio che mi scioglie con le sue tenerezze gratuite, con le sue attenzioni verso gli altri e la sua generosità inaspettata. Quello che al mattino si sveglia e con gli occhi chiusi mi dice “mamma sei bella”.

Tu sei il figlio che mi fa ridere di gusto con la sua ironia naturale e adulta, che coglie la nota diversa in una melodia e sa metterla al centro di una battuta, svelando che le cose si possono sempre osservare da almeno due punti di vista: quello frontale e piatto oppure quello laterale, ironico e dissacrante. Sembra incredibile che questa capacità sia in un bambino di 8 anni, ma tu sei sempre stato dotato di tempi comici in modo spontaneo.

Se tuo fratello è stato la meraviglia della scoperta, tua sorella la forza dirompente, tu sei il cerchio che si chiude, l’elemento che collega il girotondo. Sei il fratello che sa tenere gli altri per mano e sa unirli, rivelargli quell’amore che a volte non si sanno mostrare.

Non ho un figlio preferito, ne ho tre. Perché siete tre cose diverse e una cosa sola. Oggi è la tua festa e tu sei il centro dei nostri pensieri, perché 8 anni fa ci hai preso per mano e abbiamo chiuso il girotondo. E siamo stati bene, nella nostra famiglia.

un essere speciale

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Lucia è un fenicottero, sta in equilibrio su una gamba sola. Vive in equilibrio tra la pigrizia a cui è una fedele e talentuosa devota, e la tenacia inarrestabile, che la fa procedere superando ostacoli che i comuni mortali non proverebbero nemmeno ad avvicinare.

Sta in equilibrio tra la sua capacità di accorgersi delle esigenze e occuparsi naturalmente degli altri e le sue risposte scontrose, i suoi modi secchi, le sue battute senza filtro.

In piedi su una sola gamba, ondeggia tra le sue energie inesauribili e i black out (più o meno programmati) che la colpiscono improvvisamente, quando ad esempio si siede per terra appena scesa dal pullman della gita perché lei è stanca.

Lucia è in equilibrio sui suoi 11 anni, tra l’essere una bambina che gioca con le barbie e la voglia di diventare una ragazza che ha le chiavi di casa, sente i cambiamenti dentro e fuori di sé, cerca autonomia e spazi di ribellione.

Quando 11 anni fa eravamo io e lei in un ospedale, lei dentro e io fuori, lei pigra e io impaziente, lei piccola e io grossa come una mongolfiera dovevo immaginarlo.

Dovevo immaginare, da come ha deciso di venire al mondo, con pigrizia ma mettendo fretta a mezzo ospedale, che non sarebbe stata una persona capace di passare inosservata. Non lo fa apposta, le viene naturale. È un essere speciale, con due zampe, ma capace di stare in equilibrio su una sola.

Auguri figlia fenicottero!

continua a farmi innamorare 

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Di te amo la sensibilità, quelle antenne che ti fanno cogliere ciò che accade intorno, che ti rendono così capace di essere emotivamente coinvolto nella vita degli altri.

Amo l’affidabilità, il valore che dai al “meritare fiducia”, il fastidio e disagio che provi quando vieni meno a un impegno che ti sei preso.

Amo la passione per le storie da leggere e quelle da raccontare, per le parole e la lingua, strumenti che ti permettono di condividere il mondo sfaccettato che hai dentro.

Amo lo spirito critico, l’istinto naturale a non accettare regole imposte dall’alto, ma solo quelle che sono entrate dentro di te e che hai condiviso e scelto intimamente.

Amo la sete di giustizia, il bisogno continuo di correttezza che ti fa infiammare, che ti indigna quando non lo vedi in ciò che ti circonda.

Amo te. Quando mi racconti le tue delusioni andando a dormire, quando ti vedo in un cerchio in mezzo ad amici conosciuti da due giorni, quando in macchina scorgo i tuoi occhi lucidi mentre ti aggiorno su come sta una persona che per te conta molto. Quando abbracci nonna Bruna e la guardi negli occhi, mentre lei si perde nel tuo abbraccio, si scioglie nei tuoi occhi in cui vede il passato e il futuro. È questo ciò di cui sei fatto: un passato più lungo dei tuoi 13 anni compiuti oggi, un futuro che spetta a te costruire, con la sensibilità, l’affidabilità, la passione, l’indipendenza e la correttezza che ti rendono meraviglioso come sei. 

Auguri Jacopo, continua a farmi innamorare ogni giorno.

ti regalerei

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A te che questa sera col tuo primo cellulare in mano ti sei sentito veramente grande (e fai bene perché 12 anni sono un’età considerevole) vorrei regalare qualcosa di speciale.

Qualcosa che non finisce se lo usi, anzi si auto rigenera di continuo, come un’abitudine che non ti abbandona. Qualcosa che non sta impacchettato, scivola fuori  appena cerchi di contenerlo e cambia forma quando credevi di averlo soddisfatto.

Ti regalerei dei bisogni che io non possa soddisfare. Anche questo vuol dire crescere: trovarsi con dei vuoti dentro di sé per cui non bastano i consigli o le cure di mamma. Ti regalerei dei dubbi per permettere alla tua intelligenza di percorrere strade nuove, tutte tue, non battute. Strade che io non conosco e in cui non posso precederti e neanche seguirti. Ma solo aspettare che tu decida di farmele vedere attraverso i tuoi racconti e la tua vita. Ti regalerei fatica e insoddisfazione, quelle molle che ci spingono al cambiamento, ci fanno trovare il coraggio di andare oltre. Ti regalerei la sfrontatezza di credere realizzabile ogni progetto, ogni sogno, ogni futuro. Quella superficialità iniziale che ti permette di iniziare un percorso senza pensare a quanto sarà difficile o quanto cambierà strada facendo. 

A te che sei la prima cosa bella della mia vita, regalerei una strada da fare senza di me. Hai spalle forti per portare lo zaino, gambe agili per superare gli ostacoli nel cammino, occhi attenti per vedere il sentiero davanti a te. E un cuore grande e allegro per non camminare mai da solo.

Buon compleanno Jacopo. 

è il più bel giorno della tua vita

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Caro figlio minore, oggi compi 6 anni e da qualche giorno ci ripeti che “oggi sarà il giorno più bello della mia vita”. E, nella semplicità dei tuoi 6 anni, devo dire che hai avuto perfettamente ragione.

È il più bel giorno della tua vita perché ti sei svegliato in casa tua, ansioso di vivere questa giornata e felice di aver raggiunto un momento tanto desiderato. Hai avuto gli auguri e gli abbracci dei tuoi fratelli, quei due con i quali litighi ma senza i quali non sai stare, neanche un momento. Non ci andrai sempre d’accordo e a volte litigherete per questioni importanti, ma tu sai che loro ci sono, da sempre, come due alberi in un paesaggio che guardi oltre la porta di casa.

È il più bel giorno della tua vita perché hai spacchettato felice i regali che ti ha fatto la tua famiglia. Erano proprio quello che tu volevi, quello che hai desiderato e se sono stati così indovinati è perché le persone intorno a te ti conoscono e ascoltano quello che dici, i tuoi gusti, le tue opinioni, i tuoi racconti. E mentre tu scarti il portapenne di Spiderman o la spada laser comprata da fratelli e cugini e pagata coi loro risparmi, impari che le persone che si amano si ascoltano, si parlano, si osservano e si conoscono l’un l’altro.

È il più bel giorno della tua vita perché hai mangiato le cose che ti piacciono e anche se non hai assaggiato la torta che ti ha preparato la nonna, l’importante è che tu l’abbia chiesta (“nonna mi fai la torta al limone? quella che mi piace tanto” e la nonna era pronta ad andare a Sorrento a piedi a prendere i limoni) e che la nonna l’abbia preparata per te.

È il più bel giorno della tua vita perché hai avuto una famiglia intorno, la tua. Quella a cui regali buon umore e allegria, battute ironiche impensabili per un bambino di cinque, ops, sei anni e sensibilità, quella che ti fa affrontare con naturalezza le fatiche della nostra vita insieme. È la tua famiglia e hai tutti i meriti di aver contribuito in questi sei anni a costruirla così composita e accogliente. Perché ognuno di noi ha messo qualcosa di sé qui dentro, ha rinunciato a un pezzettino del proprio egoismo per poter costruire qualcosa più grande di noi 16.

È il tuo compleanno oggi Diego ed è uno dei (tanti) più bei giorni della mia vita: perché come ogni giorno posso vederti crescere, cambiare, camminare insieme a noi.

cosa tengo di questi 40 anni

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Di questi 40 anni che finiscono oggi ne tengo un bel po’.

Tengo il primo secondo, il primo minuto, il primo giorno, la prima settimana, il primo mese e gli undici dopo di lui. Quelli in cui ho conosciuto mia mamma e mio papà, mia sorella, i miei nonni, la famiglia che mi ha accolto, la mia amica che non mi lascia mai.

Tengo un anno a caso della mia infanzia, quel periodo tra materna ed elementari, i cui ricordi si confondono con le fotografie che hai visto da sempre negli album di famiglia. Quel periodo di feste di compleanno a casa, di vacanze in montagna coi nonni e partite a scopa, di recite e gite scolastiche e avventure agli scout. Quel periodo leggero e spensierato in cui puoi essere tutto quello che desideri.

Tengo il 1990, anno dei mondiali e prima vacanza in Francia. Lì ho trovato un’altra famiglia, ho aperto le porte e le finestre della mia casa per capire che intorno c’era il mondo e che era meraviglioso. Tengo le biciclette scassate, i cani pulciosi da spostare coi piedi da sotto il tavolo, i dolci e il prosciutto crudo tagliato spesso, gli scherzi e le corse nei campi, il primo reggiseno della mia vita. Tengo le confidenze fatte in un’altra lingua diversa dalla mia, una lingua che forse mi permetteva di trovare parole nuove per raccontarmi.

Tengo il 1992 e i miei 17 anni festeggiati al mare. Tengo quei capodanno che iniziavano il 28 dicembre e finivano il 3 gennaio, la spesa fatta tutti insieme al supermercato, le serate a giocare a giochi di società, la chitarra, l’onda che mi bagna i piedi sul lungomare di Santo Stefano mentre scatto una foto. Tengo l’energia di quegli anni pieni di progetti, pieni di contrasti, pieni di possibilità.

Tengo gli anni delle nascite e delle morti. Di figli, nipoti, amici piccoli, nonni, zii, amici e amiche. I momenti in cui mi sono ritrovata cresciuta per il solo fatto che qualcosa era successo. Tengo strette le lacrime che ho speso, il senso di smarrimento e sconfitta, il dolore che provo ancora oggi a ripensare alle mancanze. E tengo vicino l’emozione e lo stupore nel sentire l’odore e la pelle dei nuovi compagni di viaggio che sono arrivati nel mio percorso, ad allietare i giorni e le notti. Di ciascun momento tengo stretto il ricordo ancora così concreto e reale.

Tengo gli ultimi 14 anni, tutti insieme, il tempo della mia famiglia nuova, il tempo dei progetti con Flavio. Il tempo della quotidianità e dello straordinario costruito ogni giorno, mattone dopo mattone. Con la timidezza e la testardaggine che ci accomunano.

Tengo l’ultimo anno, iniziato con un trasferimento, con una passeggiata da sola. Con il cuore pieno di speranza e di paura. È stato un anno pieno, intenso, faticoso e bello. Un anno che mi ha dimostrato una volta di più quanto le cose che contano siano in fondo poche: un pranzo insieme il sabato, una passeggiata in montagna, una pizza nel forno del mare con tutti i nonni, una vacanza con gli amici, una gara di corsa con mio figlio e i piccoli che fanno il tifo, una chiacchierata con mio suocero, un lavoro che mi piace.

Avanza poco, lo so.