solo la donna che sono

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Oggi ho camminato, ma non da sola.

Ho camminato con Valeria e la sua voglia di farcela, il suo ottimismo oltre ogni limite, il suo continuare a progettare: incontri con gli amici, vita insieme, strade che si intersecano. Ho camminato con la sua stanchezza, la sua fatica e la sua assenza prima di salutarci. Ho camminato con il suo amore che ha diffuso a piene mani su di noi in un Natale triste e pieno di amicizia.

Ho camminato con Enrica e la sua testardaggine, i suoi consigli che ha continuato a darmi, il suo coraggio di fare un percorso per accettare la sua malattia e la sua vita, così com’era, con pregi e difetti. Ho camminato con la sua fatica, che cercava di nascondere a noi che capitavamo ogni tanto, che telefonavamo per sapere come stava, che riversava su chi le era più vicino, senza riuscire a contenerla.

Ho camminato con il papà di Manuela, ripensando a un viaggio verso casa sua, perché sua figlia arrivasse in tempo per tenergli la mano. Ho camminato con la mamma di Mariella, quella che secondo suo nipote “mangiava i bambini”, quella che ha preparato la merenda per mio figlio e lo ha accolto a casa sua. Ho camminato col nonno dottore di Nicola, con la cognata di Irene che le ha affidato i suoi bambini, il bene più prezioso, il futuro e la speranza. Ho camminato con troppe mamme e papà dei miei amici che se ne sono andati quando ancora tanto avevano da dare, quando ancora chi è rimasto aveva bisogno di loro.

Ho camminato con Vera, che affronta la vita giorno per giorno, accettando prove che metterebbero a terra chiunque. E invece lei continua, a camminare e a voler bene agli altri. Ho camminato con mio suocero, che ancora una volta mi sta insegnando la tenacia, l’ottimismo, l’arroganza positiva di chi è convinto che finché potrà lottare, avrà vinto lui.

Oggi ho camminato per sostenere la ricerca contro il cancro e sono stata solo la donna che sono, just the woman I am. Debole e forte come tutte, vulnerabile e inossidabile come tutte, piena di voglia di vivere come tutte. Quelle che ci sono state e quelle che lottano adesso, le vincitrici di domani.

 

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avanti c’è posto

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Quando la mente è quasi sgombra di pensieri, quando puoi lasciare spazio libero senza sentirti in colpa per aver lasciato indietro qualcosa, quando i pensieri sono normali e non pieni di ansie e di dubbi, allora anche il corpo può seguire un ritmo intenso.
Quando sei sereno, almeno per due giorni consecutivi, e il telefono che suona non ti fa presagire alcuna sventura, in 48 ore possono starci davvero mille cose.

Un lavoro ad incastro, in cui devo concentrarmi per capire e scrivere, per parlare di salami anziché di autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. E quando riesco a mettermi in cucina, con la musica nelle orecchie per isolarmi dal resto della famiglia che intanto fa i compiti o gioca, riscopro che scrivere, che sia di prosciutti o di cilindrate di auto, è davvero una cosa bellissima, che mi lascia piena anziché svuotata.

Una corsa in un pomeriggio perfetto, quasi primaverile, con un cielo talmente azzurro che sembra colorato col pennarello. Una passeggiata di ritorno verso casa senza la fretta di arrivare perché il sudore mi si sta congelando sulla schiena. La consapevolezza che sono fatta per stare all’aperto, che respirare il vento e il sole, vedere le foglie e sentire il rumore dei miei passi sulla terra mi mette pace e serenità.

Una festa tutta home made per Lucia, preparando la pizza con le sue amiche, ballando sulla musica di just dance con delle 10enni che mi chiamano quando è il mio turno. Pensare che troppe femmine tutte insieme non sono tanto in grado di sopportarle, ma che organizzare una festa per la mia ragazza è importante, perché sono convinta che questi momenti saranno parte dei suoi ricordi quando sarà grande. Perché io ricordo le mie di feste, mia mamma che accoglieva i miei compagni, le foto fatte con mia sorella e le mie amiche, i bernoccoli in testa dopo aver battuto contro lo spigolo o per terra.

Quando la mente è sgombra, quando il cuore si concede un po’ di leggerezza, il corpo lo segue e riesce a fare salti mortali senza affaticarsi. E la settimana, forse, può iniziare col piede giusto.

fatica e competizione

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Le attività dei ragazzi sono iniziate, comprese quelle sportive. Non sono mai stata una  fanatica di sport, posso contare poche gare e competizioni nella mia esperienza da bambina. Ma se c’è qualcosa che i miei figli, con i loro sport, mi hanno insegnato è proprio il valore della fatica e della competizione.

La fatica perché nella vita di tutti i giorni quasi nulla ci riesce facilmente, senza fatica e sforzo. Anche le cose che ci piacciono e ci danno soddisfazione, come giocare a basket, saltare sul trampolino o scrivere qualcosa. Ogni cosa che facciamo implica uscire fuori dallo stato di inattività in cui ci stavamo coccolando.

La competizione perché ambire a mete più coraggiose, lontane, difficili è nella nostra natura umana (o almeno in quella mia e dei miei figli). Sogniamo la tranquillità, ma in fondo stiamo bene quando abbiamo un sogno da inseguire, un progetto da realizzare. Quando non ci bastiamo e dobbiamo alzare un po’ l’asticella del salto, per misurare davvero il nostro limite.

In una realtà che non riesce a trovare la giusta distanza rispetto alla competizione, che la demonizza o la santifica, che non sa identificare il valore sano e di crescita delle sfide e delle prove, iscriversi a una gara di corsa insegna molte cose.

Insegna che il lavoro da fare è sempre fisico e psicologico insieme, che insieme al corpo si allena la volontà e la resistenza.   Insegna che la fatica avvicina, abbatte le barriere, perché ti verrà naturale sorridere a chi vicino a te soffia e sbuffa cercando le energie per fare ancora i chilometri che mancano. Insegna che non serve una sfida esagerata, clamorosa e ben visibile per mettersi alla prova. È nelle gare apparentemente semplici e un po’ defilate che potrai trovare il tuo spazio, che troverai la soddisfazione di aver battuto te stesso, non quella di aver partecipato a un evento (e poterlo dire).

È nelle sfide che si impara la dignità della sconfitta, il coraggio di ripartire dopo aver fallito, la spinta che dà la delusione. Perché non possiamo darci per vinti, non possiamo smettere di sfidarci. Perché ogni caduta è qualcosa che ci deve far ripartire più motivati di prima. Nella vita, come in una gara di corsa.

correre con te

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Come sempre, abbiamo iniziato un po’ in sordina. Senza prenderci troppo sul serio, senza dare per certo il risultato. Perché in fondo anche tu sei uno che va avanti a testa bassa, senza lasciarti andare a troppe celebrazioni.

Abbiamo iniziato condividendo la fatica di una strada in salita, ma anche l’ora passata in due in una vacanza affollata di famiglia e amici. Abbiamo chiacchierato di quello che vogliamo da noi stessi, di quale sfida ci stimola di più, di competizione e squadra.

Ti ho raccontato la mia stanchezza, ti ho parlato di quando la testa non va avanti, dei trucchi che ho usato per proseguire, per superare l’inerzia iniziale. Ho raccolto la tua delusione quando non sei stato all’altezza delle tue aspettative, ho promesso che quel momento di stallo sarebbe stato un segreto tra noi due per poi sentirtelo raccontare al nonno appena tornati a casa. Perché sapevi che avevi deluso solo te stesso, non gli altri.

Abbiamo trovato il tempo quando la quotidianità è ricominciata dirompente e scandita da tempi precisi. Abbiamo trovato per strada un altro compagno e avete imparato a stare insieme e a stare da soli, ad aspettarvi alla panchina quando uno si ferma prima.

Ti ho sgridato e spronato, ho cercato soluzioni per risolvere i tuoi acciacchi, ho riconosciuto la tua caparbietà e la tua testardaggine, ho parlato per farti distrarre, ho ascoltato i tuoi racconti. Ho sorriso di fronte alla tua stanchezza sul divano.

E tu hai corso. Ti sei fidato di me quando ti dicevo che potevi farcela, ti sei intestardito quando sei venuto a correre per dimostrarmi che volevi farlo davvero, ti sei perdonato quando ti è capitata la giornata sbagliata, ti sei emozionato quando sei stato capace di superare i tuoi limiti.

Ecco perché correre con te è più bello che correre da sola.