72 ore di omissioni

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Il mio socio e io non abbiamo segreti. Ci raccontiamo praticamente tutto, dalle cose insignificanti a quelle più importanti. Condividiamo le preoccupazioni, gli errori, le figuracce un po’ perché siamo abituati a dirci cosa ci succede nella giornata, un po’ perché i segreti pesano dentro come le pietre nella pancia del lupo che credeva di aver mangiato la nonna.

Ma c’è un periodo dell’anno in cui i non detti sono essenziali per mantenere la pace familiare, per tutelare un certo equilibrio di coppia, per evitare che i figli assistano a spettacoli di battibecchi poco edificanti. Questo è quel periodo e quello che ometto è ciò che ho in previsione di cucinare nelle prossime 72 ore.

Non ho potuto omettere che domani prepareremo a mano agnolotti per 25 persone, visto che la linea di produzione si snoderà tra il nostro salotto e la cucina. Né che contemporaneamente ci sarà chi farà polpette per 15 persone.

Però lui non sa ancora che ho pensato di fare il pane per il 24 e il 25, le maddeleins per Babbo Natale e le renne, la crema pasticciera per guarnire il panettone al cioccolato, i cantucci perché è tanto che non li faccio, i tomini con il bagnetto verde. E magari la focaccia genovese, quella di cui mi hanno appena dato la ricetta, devo provarla.

Il nostro è un matrimonio felice e credo che le 72 ore di omissioni, dal 22 al 25 dicembre, siano uno dei pilastri più importanti.

ps. Questo post servirà a capire se il socio mi legge, lo scoprirò dal suo umore dei prossimi giorni

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gli uomini e le donne sono uguali?

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In questo penultimo giorno di vacanza, consapevole che se non organizzerò i ragazzi alla fine della giornata li avrò appesi fuori dal balcone, decido di fare un programma serrato di impegni che coinvolgano tutti e 4.

– Ragazzi, il programma di oggi è questo: Jacopo finisce i compiti, Lucia fa i taralli per le sue maestre con me e Diego se vuole può giocare. Poi tutti insieme mettiamo a posto la vostra camera. E oggi pomeriggio gara di wii. Va bene? –

Grida di giubilo e di entusiasmo hanno accolto il programma completo, probabilmente gli è sfuggito il riordino, ma l’ho messo in mezzo ad altre attività mica per niente. Diego decide di fare con noi i taralli e Jacopo studia in fretta per poter cucinare anche lui.

E quando tutti e 4 abbiamo il grembiule addosso e le mani letteralmente in pasta si iniziano a cogliere delle differenze sostanziali tra i due sessi.

Do un pezzo di pasta a ciascuno e insegno le fasi per fare i taralli: prima si fa un serpentino e poi lo si chiude; Diego chiuderà i serpentini che gli preparo io.

– Mamma quanto deve essere lungo il serpentino? – chiede Jacopo.

– Più o meno così – rispondo facendogli vedere un esempio.

Lui sposta sul piano di silicone con le varie circonferenze per le torte il serpentino e lo misura con precisione. Poi prende un pezzo di pasta e inizia a lavorare. Ad ogni serpentino torna sul piano di silicone e misura.

Intanto sua sorella con gesti veloci e precisi fa serpentini e chiude 1-2-10-20 taralli. Che magari non saranno misurati col calibro, ma si accumulano sul piano di lavoro. E lei chiede altra pasta, perché l’ha già finita.

Diego chiude ogni serpentino e lo appoggia sul vassoio, dando un nome e un cognome a ciascuno.

– Ciao Guanton Sclik. Ecco, questo si chiama Cincuan Bord – e così via, per ogni tarallo chiuso.

Alla fine, dopo un’ora e mezza di lavoro, i nostri taralli sono pronti e dorati sul vassoio. Diego se n’è già andato da un po’.

– Bambini piegate i vostri grembiuli –

Lucia prende il suo e lo piega perfettamente, prende quello di Diego e fa altrettanto. Jacopo armeggia con il suo. E poi desiste.

– Luci, puoi piegare anche il mio che io non son capace? –

Gli uomini e le donne sono uguali? Forse no.