letterina a Babbo Natale

Standard

Caro Babbo Natale,

so che ormai il tempo stringe e sarai indaffarato, ma provo lo stesso a scriverti anche perché, più che regali da portare, ti chiederò regali da non togliermi (ed è evidente che questo richiede molto meno sforzo).

Per prima cosa ti chiedo di non togliere dalla mia vita le persone e i luoghi in cui mi riconosco. Sono quei rapporti o quelle situazioni in cui senti che sei proprio a casa, ti sei tolta le scarpe e hai messo la maglia un po’ rovinata addosso, tanto tutti vedono quello che hai dentro. Quando ti riconosci in una persona non serve frequentarsi da decenni, né vedersi tutti i giorni: i corpi si parlano da soli, la pelle vibra all’unisono, l’animo si accende per le stesse cose. Ho trovato diverse persone in cui mi riconosco, quasi tutte donne e questo, per una che ha sempre avuto amici maschi, è una novità. Mi aiutano a non sentirmi un alieno, a trovare uno sguardo di appoggio, ad avere la consapevolezza che sto percorrendo una strada non del tutto sbagliata.

Lasciami anche chi educa insieme con noi i nostri figli, le maestre di Diego, la professoressa di italiano e di musica di Luci, gli allenatori di basket e atletica, i capi scout. Non ho il dono dell’ubiquità e soprattutto ho la consapevolezza di non bastare: a cercare con Diego, Luci e Jacopo tutte le risposte, a soddisfare ogni loro bisogno, ad alimentare ogni giorno la loro curiosità e intelligenza. So che crescere vuol dire uscire dal nido e io sono il nido e il mondo è lì fuori, su altre strade, in altre esperienze, in nuove sfide. Vedere altri adulti che li accompagnano e li amano come li amo io mi da fiducia: che la strada dei miei ragazzi sarà una buona strada, ricca di incontri e possibilità, cadute e mani tese pronte ad aiutarti quando devi rialzarti.

E poi, soprattutto, ti chiedo di non farmi mancare l’ottimismo realistico di mio marito, il compagno di viaggio che trasforma ogni fermata in una nuova partenza, ogni ostacolo in un futuro successo, ogni dubbio in un momento in cui testare le proprie capacità. Ogni galleria in una strada piena di domani e di prospettiva. Tutto si affronta, tutto si supera, tutto è felice con una persona così forte, concreta e ricca di fianco.

Come vedi, caro Babbo Natale, non ti ho chiesto poi molto e sono sicura che cercherai di lasciarmi quello che ho chiesto. Fai il possibile e se non dovessi riuscirci, sai bene che ho le spalle larghe.

Buon natale

Annunci

se avessi delle ore extra

Standard

Se avessi delle ore extra farei tante cose.

Inviterei a cena gli amici coi figli che ancora hanno la pelle rugosa e cotta da un bagno di nove mesi. Li guarderei stanchi ed estasiati di fronte alla nuova creatura, spierei i segni dei piccoli disagi dei fratelli maggiori, quelle provocazioni ancora celate ma che stanno covando sotto la cenere.

Andrei a correre da sola e con mio figlio, per migliorare le prestazioni e svuotare la testa dai pensieri, dai progetti, dalle tensioni e per ascoltarlo parlare, senza polemiche, perché quando il fiato è corto il posto per le polemiche non c’è. Farei fatica con lui, accostandomi al suo sforzo in silenzio, consapevole che quello che sta facendo richiede molta determinazione.

Controllerei i compiti di Lucia, proverei a farli con lei, studierei storia e scienze. Anziché sfogliare velocemente i quaderni, leggere il diario al mattino quando ormai è tardi per fare qualcosa che abbiamo dimenticato. La ascolterei raccontare la sua vita e le sue giornate, così piene e organizzate.

Andrei a prendere Diego in bicicletta a scuola e poi lo porterei nel parco in cui pedalava suo bisnonno, scoprirei con lui i sentieri, mi fermerei a guardare le gazze e gli scoiattoli, ascolterei il fiume che scorre lì sotto.

Inviterei a fare merenda un’ex collega e i suoi ragazzi, i bambini che ama e che cresce con suo marito, con coraggio e altruismo, con gratuità e attenzione. I figli che la vita le ha dato, tutti.

Farei una passeggiata per la mia meravigliosa città con la macchina fotografica, approfittando di queste giornate luminose e pulite per trattenere momenti di calma e silenzio, di vita e di aria.

Chiamerei un’amica che non riesco mai a sentire, che ha lanciato un allarme settimane fa e ancora non riesco a raccoglierlo. Proverei a ricucire con lei i pezzi delle nostre vite, a riaccostarci l’una all’altra per capire come trovare il modo di esserci prossime, nonostante la quotidianità, nonostante le differenze, nonostante i chilometri di distanza.

Andrei al mare con Flavio, solo noi due, nella casa che vediamo sempre e solo piena di persone. Per toccare le foglie nuove degli ulivi, per guardare come sta crescendo il mio ficus, per svegliarmi al mattino e vedere il mare. Per stare seduti fuori a leggere un libro, ognuno da solo e insieme. Senza la fretta delle comunicazioni logistiche, senza il brusio di fondo della vita quotidiana.

Se avessi delle ore extra dormirei un po’ di più, senza sensi di colpa, senza pensare che quando mi riposo sul divano sto trascurando altre cose che vorrei fare.

non chiedo nulla a babbo natale

Standard

Ho scritto 25 giorni fa il mio calendario dell’avvento. E devo aver sbagliato qualcosa perché nelle mie bustine non ho trovato quello che avrei voluto, ma altro. Preoccupazione, fatica, stanchezza, inquietudine e senso di impotenza. Però come ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni bustina aveva una tasca segreta, un doppio fondo dove si sono nascosti altri doni.
Dove c’era la preoccupazione ho trovato l’entusiasmo dei miei ragazzi, contagioso e incoraggiante.
Dove c’era la fatica ho trovato le orecchie di tanti amici e della mia famiglia allargata che mi ha ascoltato, incoraggiato, sostenuto.
Dove c’era la stanchezza ho trovato l’efficienza di mio marito, che ha inventato cene, pranzi, in una gestione logistica degna di un campo di lavoro, ma che da sicurezza e riordina anche i miei pensieri.
Dove c’era l’inquietudine ho trovato il senso della realtà trasmesso da medici, infermieri e operatori che hanno accompagnato con sensibilità e fermezza un percorso di consapevolezza che è solo all’inizio e che ci porterà a cambiare aspettative.
Dove c’era il senso di impotenza ho trovato le mani di mia sorella da stringere, per tenersi insieme, per affrontare i giorni no, per decidere la direzione della strada da prendere.
Non chiedo nulla a Babbo Natale, ho ricevuto tanto nel corso degli anni.

il mio calendario dell’avvento

Standard

Oggi inizia l’avvento e io sono (quasi) pronta per ultimare il calendario per i miei ragazzi. Come sempre sarà fatto di storie e di dolciumi, perché l’avvento sia tempo di coccole per la mente e per la bocca.

Se dovessi preparare un calendario per l’avvento per me riempirei una o più bustine di nuovi progetti e di gare, che ti danno quell’adrenalina che ti fa svegliare la notte e ti fa sentire inquieta, ma indubitabilmente vitale.

In un’altra busta metterei un viaggio piccolo piccolo (4 giorni al massimo) per me e mio marito in una meta a scelta, da Berlino a Buenos Aires, da Lisbona a Palermo, perché è troppo tempo che non facciamo turismo in due.

Poi metterei una giornata di sole sugli sci con Lucia e Jacopo, senza pensieri, senza orari, senza rugne. E anche una mattinata sui pattini da ghiaccio in centro a Torino, che pattinare guardando il centro della mia meravigliosa città apre il cuore.

Metterei un libro che mi faccia emozionare, dimenticare tutto, entrare nel corpo e nella mente di qualcuno molto distante da me. Che mi faccia vivere un’altra vita possibile (che poi è a quello che servono i libri).

In una bustina piccola metterei uno smalto che non si rovini il secondo dopo che l’ho messo sulle unghie, di un bel rosso scuro. E come optional aggiungerei anche un “applicatore dello smalto”, perché quando lo metto io sembra che abbia avuto un art attack incontrollato.

In un’altra piuttosto capiente metterei tutte le scarpe che voglio, anche quelle che ancora non hanno inventato, alcune coi tacchi altissimi.

In una busta da aprire un venerdì sera metterei una cena dall’amico che ci sa radunare tutti insieme, con i bambini e le nostre storie, con le stanchezze e le gioie, con chi c’è e con chi ci manca.

In un’altra busta metterei una sera con la mia amica, a chiacchierare fino a tardi, a parlare di sciocchezze e cose serie, a mangiare insieme e sentirci vicine.

Dentro una busta con un numero bello rotondo metterei una nanna del pomeriggio sul divano col mio ragazzo più piccolo, dopo aver visto un film, mentre fuori sta diventando buio.

Nell’ultima busta metterei il coraggio di far uscire dalla penna una trilogia. E magari qualcuno che la legga.

Chi vuole può aggiungere le sue bustine (o anche solo coccolarsi pensandole).

peccato

Standard

Flavio è tornato a casa a lavorare e i ragazzi si sbracciano per salutare mentre va via, con fare teatrale. Una volta imboccato il cancello, Jacopo ai suoi fratelli “Ragazzi, missione compiuta”.

Iniziano le notti di condivisione del letto con me, a turno, perché non ho fatto nulla di male per dormire in un letto da due in quattro. Lo ius prime noctis spetta a Diego, perché non credo di potergli spiegare con efficacia quando arriverà domani o dopo domani, lui vive stasera. Andiamo nel letto matrimoniale in cui dormono i fratelli e cantiamo insieme la canzone, facciamo la carezza e poi andiamo nel nostro letto. Lui si sente molto grande, gioca a fare il papà. Buona notte, bacino e silenzio. Dopo un po’ sento una manina che mi cerca la faccia… ecco se ci diamo la mano, ci addormentiamo meglio.

Risveglio stamattina, tutti sereni e tranquilli, Lucia ha i capelli che si sono trasformati in un cespuglio di rovi. Diego mi dice “E’ bello dormire con te mamma” “Guarda che stasera dorme tuo fratello” mi preoccupo subito di avvisarlo, per prevenire (o preparare) la crisi serale. Mette su il muso, ci dice “siete antipatici come delle galline”, l’insulto peggiore della sua vita che ha inventato in questi giorni. E poi dopo un po’ “Peccato che non ci sia un solo bambino. Io.”