mio papà

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Mio papà aveva una macchina che a me da piccola sembrava enorme, gialla come una banana, come i taxi e infatti giocavamo a fare “taxi giallo senza ritorno” con mia sorella e le mie amiche al mare.

Mio papà ci portava in piscina il sabato mattina mentre mamma era a scuola; quando finivamo nuoto andavamo a prendere mamma e mangiavamo le ciambelle con lo zucchero che vendeva nello stanzino la bidella.

Mio papà aveva un bloc notes sul comodino per prendere appunti quando si svegliava di notte e aveva avuto un’idea o aveva pensato a qualcosa da fare.

Mio papà ci faceva le foto in vacanza e ci metteva un’eternità, facendoci mettere in posa proprio come voleva lui. Non so se poi fosse soddisfatto delle foto, noi di sicuro eravamo insofferenti.

Mio papà dopo pranzo sapeva dormire ovunque, anche su una panchina. E spesso si metteva in faccia un fazzoletto, una maglietta, qualsiasi cosa che lo riparasse dalla luce. Dopo 30 anni la mia amica mi ha raccontato che si chiedeva se lì sotto respirasse.

Mio papà lavorava in un posto in cui facevano delle fiere e delle mostre bellissime. Noi andavamo a vederle tutte, da expo vacanze a quelle delle macchine per tagliare i blocchi di marmo. Raccoglievamo depliant e volantini di ogni genere e poi mangiavamo il toast, fast food degli anni ottanta, nel suo ufficio.

Mio papà quando è morta sua mamma mi ha portato alla camera ardente e mi ha detto “la nonna sta dormendo, salutala”. Quando è morto suo suocero e siamo corsi in ospedale mi ha detto “non era solo mio suocero, era mio amico”.

Mio papà mi ha insegnato che le battaglie si vincono con cocciutaggine e disciplina, anche se a volte anche lui ha bisogno di un aiuto per tirarsi su.

Io e mio papà siamo diversi e non sempre lo capisco. Ma quando sono riuscita ad accettarlo per com’è ho scoperto che il bene che gli voglio va al di là delle differenze.

Auguri papà, continua a camminare con me.

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gli uomini e le donne sono uguali?

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In questo penultimo giorno di vacanza, consapevole che se non organizzerò i ragazzi alla fine della giornata li avrò appesi fuori dal balcone, decido di fare un programma serrato di impegni che coinvolgano tutti e 4.

– Ragazzi, il programma di oggi è questo: Jacopo finisce i compiti, Lucia fa i taralli per le sue maestre con me e Diego se vuole può giocare. Poi tutti insieme mettiamo a posto la vostra camera. E oggi pomeriggio gara di wii. Va bene? –

Grida di giubilo e di entusiasmo hanno accolto il programma completo, probabilmente gli è sfuggito il riordino, ma l’ho messo in mezzo ad altre attività mica per niente. Diego decide di fare con noi i taralli e Jacopo studia in fretta per poter cucinare anche lui.

E quando tutti e 4 abbiamo il grembiule addosso e le mani letteralmente in pasta si iniziano a cogliere delle differenze sostanziali tra i due sessi.

Do un pezzo di pasta a ciascuno e insegno le fasi per fare i taralli: prima si fa un serpentino e poi lo si chiude; Diego chiuderà i serpentini che gli preparo io.

– Mamma quanto deve essere lungo il serpentino? – chiede Jacopo.

– Più o meno così – rispondo facendogli vedere un esempio.

Lui sposta sul piano di silicone con le varie circonferenze per le torte il serpentino e lo misura con precisione. Poi prende un pezzo di pasta e inizia a lavorare. Ad ogni serpentino torna sul piano di silicone e misura.

Intanto sua sorella con gesti veloci e precisi fa serpentini e chiude 1-2-10-20 taralli. Che magari non saranno misurati col calibro, ma si accumulano sul piano di lavoro. E lei chiede altra pasta, perché l’ha già finita.

Diego chiude ogni serpentino e lo appoggia sul vassoio, dando un nome e un cognome a ciascuno.

– Ciao Guanton Sclik. Ecco, questo si chiama Cincuan Bord – e così via, per ogni tarallo chiuso.

Alla fine, dopo un’ora e mezza di lavoro, i nostri taralli sono pronti e dorati sul vassoio. Diego se n’è già andato da un po’.

– Bambini piegate i vostri grembiuli –

Lucia prende il suo e lo piega perfettamente, prende quello di Diego e fa altrettanto. Jacopo armeggia con il suo. E poi desiste.

– Luci, puoi piegare anche il mio che io non son capace? –

Gli uomini e le donne sono uguali? Forse no.