la prima volta, di carta e inchiostro

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Ho fatto una cosa piccola piccola, che però mi emoziona. Talmente piccola che ne ho parlato poco, che mi ha emozionato talmente tanto che forse in alcuni istanti avrei preferito essere sola, senza nessuno.

Perché tutto quello che mi riguarda mi sembra piccolo e insignificante, perché ogni traguardo che raggiungo mi sembra un obiettivo che chiunque avrebbe potuto raggiungere. Perché nel mio caso non si tratta di vedere l’erba del vicino sempre più verde, in un moto di invidia e insoddisfazione per ciò che si ha. Ma guardare la propria erba, sufficientemente verde, e pensare che è così perché è piovuto molto, non perché io possa avere qualche merito. O qualche talento.

Però, se esco fuori dalla mia riservatezza sabauda e penso a come mi sento, posso dire che ci sono cose che mi fanno proprio stare bene e una di queste è scrivere. Ci sono cose che mi fanno sentire “completata”, come forse si sente un puzzle quando una mano gigante inserisce l’ultimo pezzo. Quando finisco di scrivere qualcosa, che sia un post a cui tengo o un claim per il salame o una lettera per descrivere l’orgoglio della città in un evento, io mi sento così: composta come ero probabilmente prima che un macchinario mi dividesse in pezzetti tutti diversi tra loro, allineata alla perfezione e senza più spazi vuoti.

Oggi ho preso in mano un libro, fatto di racconti. E uno di questi è il mio. “Nessun rumore intorno”: adesso esiste non più solo sul mio computer, ma vive di carta e inchiostro. Ed è bello. È una cosa piccola, ma non posso non ammettere che sia bello.

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sono stata festeggiata

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Sono stata festeggiata, anche domenica scorsa. Anche durante la festa a sorpresa che mia sorella, mia cognata e le mie due amiche (oltre a mio figlio grande e a mio marito) hanno organizzato per i miei 40 anni (che ancora non ho compiuto, ma ho avuto l’ardire di nascere tra Natale e Capodanno e sono abituata alle feste anticipate).

È stata una festa piena di persone, con tutti quelli che sono parte della mia vita, di oggi, di ieri. Con amici che non vedo e non sento da mesi ma che hanno un posto nel mio cuore. Ma non è stato tutto solo in questa festa. Che è stata meravigliosa, al di là di quello che potessi aspettarmi, organizzata alla perfezione e con un impegno talmente grande che penso non basteranno i prossimi 40 anni per ringraziare il comitato organizzatore.

Sono stata festeggiata durante tutti i 40 anni prima, quelli passati. Sono stati una festa grazie alla famiglia che mi ha messa al mondo e a quelle che mi hanno accolto da subito, come una figlia di cui non hanno mai smesso di prendersi cura. Sono stati una festa grazie a tutti gli amici che ho incontrato, le persone speciali con cui ho condiviso tante cose: dagli intervalli al liceo alle attività coi lupetti, dagli esami all’università ai capodanni al mare, dal lavoro ai traslochi d’ufficio, dalle vacanze in campagna ai cesti di dolci e coccole che arrivavano quando succedeva qualcosa di speciale nella mia vita, dai matrimoni ai divorzi, dalle nascite alle morti. Sono stati una festa grazie alla famiglia che mi ha accolto e mi ha inglobato e adesso non c’è più distinzione tra quella da cui sono arrivata e quella più grande in cui sono approdata e che ho contribuito ad allargare con Flavio. Sono stati una festa grazie ai miei figli meravigliosi, al grande che sa così bene tradurre i pensieri in parole e che mi commuove, alla mezza che salta entusiasta ed è instancabile, al piccolo che non sapeva niente e si è emozionato più di me. Sono stati una festa grazie al mio compagno di viaggio, che sa ascoltare e accompagnare, sa lasciare spazio e occuparlo con naturalezza e discrezione.

Sono stata festeggiata per 40 anni e a volte non me ne sono accorta. A volte ho dato per scontato che tutto fosse normale, a volte ho pensato di non meritare festeggiamenti, a volte (molte) non ho restituito in proporzione a ciò che ho ricevuto. Grazie perché mi avete ricordato tutto questo, mi avete fatto vedere, in una giornata, la mia vita passare davanti ai miei occhi: è bellissima, non ne avrei voluta un’altra.