epifanie

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Ci sono delle consapevolezze improvvise, che ti colpiscono dritto in faccia, nella loro evidenza, come se fossero da sempre sotto i tuoi occhi. Ognuno di noi ne vive qualcuna.

Lucia ha scoperto la lettura e non abbandona più il suo libro. Legge in balcone in montagna, finché l’aria fresca (o la cena pronta) non la costringe a rientrare. Legge sdraiata sulla coperta su cui abbiamo fatto il picnic, con intorno le mucche e la nuova amica appena scoperta. Legge al mattino, nella penombra e invidio molto la sua vista che le permette di distinguere le parole anziché vederle come piccole formichine.

Jacopo ha (ri)scoperto che scrivere è bello e prepara post per il suo nuovo blog, programma le pubblicazioni quando sarà al campo scout e si porta in montagna il computer.

Diego invece non ha ancora scoperto che sono tornata dopo le mie varie trasferte lavorative di inizio estate e di tanto in tanto mi ferma, mi abbraccia e mi dice “mi manchi” “ma se sono tornata?” “non importa, mi manchi lo stesso”.

Io scopro che non ho più vent’anni e un campo con 26 adolescenti è fisicamente provante, tanto che ho ancora sonno arretrato, anche se sono tornata da 6 giorni. Che 26 adolescenti sono una scoperta quotidiana, bella con la loro forza e i loro dubbi, faticosa con le loro sfide continue e la loro capacità di manipolazione (di alcuni), che mi lascia senza parole e preoccupata. Che faccio un lavoro difficile da descrivere e raramente percepito come tale. Che il mio lavoro è bello e non è mica necessario fare fatica per considerarlo degno di questa definizione.