parole delle vacanze 8

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#giorno8 ritorni

quelli verso i luoghi che ci hanno visto crescere o che sono stati significativi nella nostra vita. Non sono visite, ma azioni vere e proprie, percorsi in cui si recuperano ricordi, sensazioni, parti di sé. E il percorso di avvicinamento verso questi luoghi va fatto da soli, seduti sul sedile del passeggero o nel posto davanti del pullman. Il silenzio è solo apparente: dentro di noi stiamo parlando con quelli che eravamo allora, quando questa strada la facevamo due volte al giorno, quando tante cose ancora non c’erano. Stiamo parlando con i nostri compagni di allora, che adesso non ci sono più o sono comunque cambiati anche loro. Facciamo il percorso da soli, ma ritorniamo con qualcuno, figli, compagni, nipoti, ed è un regalo portarli lì. È come dirgli “ti consegno la mia storia, con le parti di luce e quelle di ombra, con quello che potevo essere e non sono diventato, per destino, per mancanza di coraggio, per capacità di scegliere”. Non basta raccontare certi luoghi, bisogna tornarci insieme. E tornare con qualcuno nei luoghi della sua memoria è un regalo, è come dirgli “ti prendo tutto intero come sei, con i pregi e i difetti, coi nodi che non sai sciogliere e le parti del tuo passato con cui non sempre hai fatto pace. Decido di non provare a cambiarti, ma provo a camminare sulla tua stessa strada, per costruire insieme e per crescere

quelli verso l’hotel a fine giornata, addormentati e stanchi, pieni di cibo e dolci, incontri e vecchie tradizioni appena conosciute, con gli occhi lucidi, chi per il sonno, chi per l’emozione, chi perché “non voglio vedere piangere il nonno”

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parole delle vacanze 6 e 7

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#giorno6 relazioni

quelle con le persone che non si vedono da 60 anni, si cercano e si ritrovano tramite social network e poi si incontrano, entrambi coi capelli bianchi, uno con 2 figli e 6 nipoti, l’altro col vestito da vescovo addosso. È bello pensare che possano esserci delle strade molto diverse e forse in parte simili che partono da un cortile comune

quelle temporanee, con le guide e gli autisti che ci accompagnano in questo viaggio, qualcuno loquace, qualcuno ironico, qualcuno scolastico. Le chiacchiere con loro servono a conoscere questa terra, di donne archeologhe che fanno le guide turistiche, di laureati in informatica che accompagnano messicani in barca, di autisti di pullman che hanno cercato la propria strada in Veneto, ma poi la crisi è arrivata anche lì e hanno privilegiato gli autisti “locali”, perché il concetto di straniero è sempre un’interpretazione temporanea

#giorno7 misto

quello della friggitoria dove ci fermiamo a mangiare e che implica un piatto pieno di panelle, arancine, crocchè e altre delizie

quello dei paesaggi che ci scorrono a fianco, tra mare, promontori scoscesi, campi coltivati, calette raggiungibili in barca e ulivi rigogliosi su una terra che sembra fatta di pietra

quello tra cultura e natura, le due anime di questa vacanza, divisa tra templi, città, riserve naturali, tonnare, musei. Il misto ideale per me, la vacanza che mi fa tornare piena

parole delle vacanze 5

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#giorno5 dimensioni

quelle delle strade sembrano essere variabili, come se i guardrail fossero di gomma e potessero allargarsi. Vedi una macchina accostata a destra e nel senso opposto al tuo ne sta arrivando un’altra? Probabilmente ti fermerai per evitare un frontale. Non se sei siciliano: in quel caso proverai a passare e la strada magicamente si allargherà e riuscirai a non sacrificare né il tuo specchietto né quello dell’altra auto. Suggerisco comunque di non tenere le mani fuori dal finestrino

quelle delle piante che qui diventano XXL. In casa ho un ficus, un ficus benjamin, un ulivo e diverse piante grasse. Dopo essere venuta in Sicilia, ho capito che le piante d’appartamento non esistono come specie a sé, ma solo in relazione al contesto. Il mio ficus, il mio benjamin, il mio ulivo sono i bonsai di un gigante il cui appartamento è la Sicilia intera. Le mie piante grasse non possono neanche essere catalogate come esseri viventi

parole delle vacanze 4

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#giorno4 affollamento

quello degli stimoli e delle informazioni che stiamo ricevendo in ogni posto che visitiamo, dalla Valle dei Templi a Selinunte. Oggi Diego, di fronte al nuovo tempio greco che la guida stava per illustrarci, mi ha detto “io non ci capisco più niente, parlano sempre di greci. È una noia”. Chiedo scusa in anticipo alla maestra Robi per la reazione che avrà il ragazzo in quinta elementare, durante le lezioni di storia

quello delle valigie che stamattina ho richiuso per trasferirci a Palermo. Se è vero che i vestiti sporchi occupano più posto di quelli puliti, tra una settimana non basterà neanche più sedersi in due sul bagaglio da stiva per chiuderlo

quello dei figli, che più diventano molesti, più sentono il bisogno di starmi addosso, più mi dicono che sono cattiva perché li sgrido. Oggi in un attimo a pranzo ne ho avuti tre intorno tipo zanzare, che neanche la mamma di tutti gli autan era sufficiente a togliermeli di torno. Credo opterò per la fiamma ossidrica la prossima volta

quello dello spettacolo a cui oggi abbiamo assistito al piccolo teatro dell’opera dei pupi siciliani che abbiamo scoperto nel cuore popolare di Palermo. In una sala zeppa di bambini e adulti, italiani e stranieri, due uomini sotto i 50 anni e due bambini che avranno avuto 7 e 10 anni, ci hanno regalato un’ora di racconto, risate, emozioni. Uno spettacolo che sa di orgoglio e identità, due valori utili per incontrare veramente gli altri diversi da noi

parole delle vacanze 3

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#giorno3 equilibrio

quello, probabilmente fragile, tra un ambiente naturale bellissimo come le rocce di marna della Scala dei Turchi e il mare cristallino di San Leone e il numero incredibile di turisti che si spostano con macchine, ombrelloni, sdraio e borse frigo

quello necessario per arrampicarsi senza scivolare sulla Scala dei Turchi per arrivare a fare il bagno oltre, dove il mare è perfetto; arrivato a destinazione Diego ha detto a Giovanni, la nostra guida, “sono sopravvissuto”

quello, assente, tra una natura meravigliosa, uliveti che sembrano tracciati col righello, vigneti verdi e rigogliosi e case brutte che sembrano sputate a caso sulle colline, pezzi di campi bruciati e spazzatura ai bordi della strada

quello tra forza e delicatezza necessarie entrambe per dare forma a un oggetto di ceramica, sapienza istintiva che sta nelle mani più che nella testa

quello necessario per vivere con leggerezza la vacanza e il bisogno di essere prossimi a chi abbiamo lasciato a casa

parole delle vacanze 2

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#giorno2 strati

quelli nella valle dei templi che ospita colonne di 25 secoli fa (*) che ancora puntano dritte al cielo, ulivi di 600 anni che hanno accompagnato le stagioni e assecondato i venti contorcendo i loro rami e dividendo i loro tronchi, quella dei mandorli di 60 anni, dei pistacchi e degli agavi, dei fichi d’india con le pale che mano mano da stelo diventano tronco

quelli nell’accento della guida che ci accompagna, che in un discorso in italiano con spiccato accento siciliano inserisce qui e là modi di dire e parole in dialetto e richiama la nostra infanzia, quando quelle stesse parole si sentivano in via buniva nella casa dei nonni e degli zii, nelle telefonate oltre oceano coi parenti americani, in alcuni modi di dire di papà

quelli nella pancia di Lucia che ha aperto la giornata con prosciutto e frittata, yogurt e cereali, l’ha alimentata con arancine e patate al forno, l’ha conclusa con pizza con spinaci, uovo sodo e würstel. Fai sogni belli, bambina dallo stomaco coraggioso

(*) il conto dei secoli delle colonne dei templi greci ne l’hanno fatto marito e figlio maggiore, da sola avrei scritto stupidaggini

parole delle vacanze

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#giorno1 stupore

quello di Diego che per la prima volta sale su un aereo e vola. Per tutto il viaggio, passato al finestrino, a fianco del nonno, ha risposto ad ogni mia domanda (“tutto bene? Hai visto che c’è il mare? hai le orecchie tappate?”) mostrando il pollice alzato. Arrivato in albergo ha ammirato la stanza quadrupla in cui dorme con nonni e cugina più grande e poi ha detto alla nonna “certo, bello l’albergo, però è difficile rifare i letti così bene domani mattina”

il mio stupore quando riscopro che un paesaggio nuovo, vigneti e campi gialli di grano tagliato, rocce e montagne che si buttano a picco sul mare risvegliano la mia voglia di capire, sapere, conoscere