tra il dire e il fare (c’è di mezzo un anno)

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Un anno fa o poco più, un amico (che non vedevo da molto tempo) mi ha chiesto di scrivere dei campi estivi che organizzava con la sua associazione, Toscience. L’ho fatto qui e la richiesta mi aveva lusingato, perché riconosceva il valore del mio scrivere qui, qualcosa che avevo sempre pensato fosse utile solo per me e non per altri.

Qualche mese dopo, quello stesso amico mi ha detto che aveva in mente un progetto nuovo e aveva pensato a me. Ed è iniziata una nuova avventura, per costruire un campo sul racconto e sulla narrazione per ragazzi, tra i 14 e i 16 anni. Un campo che forse in tanti avrebbero voluto mettere in piedi o frequentare. Ma non l’hanno fatto e così ci proviamo noi per primi.

Ci proviamo noi perché siamo sufficientemente spensierati e leggeri per aver voglia di metterci in gioco professionalmente e personalmente. Ci proviamo noi perché i racconti e le storie sono così dentro alle nostre vite che organizzare un campo su questi temi è naturale come respirare e coinvolgente come guardarsi dentro. Ci proviamo noi perché sappiamo che incontrare ragazzi e ragazze e ascoltarli e lasciarsi attraversare dalle loro parole e dai loro silenzi è un privilegio che non vogliamo lasciare ad altri.

Ci proviamo noi, Fabio, Sara, Andrea e Serenella. E mentre prepariamo il campo ci scopriamo, ci leghiamo l’uno all’altro, mangiamo insieme e parliamo di libri, incontriamo i figli dell’uno e dell’altro ed entriamo nelle nostre case.

Tra il dire di un campo e farne uno c’è di mezzo molto, ma anche poco. Molto perché serve la voglia di mettersi in gioco e buttarsi in una nuova avventura. Poco, perché mentre parliamo, 7 minuti dopo la mezzanotte, il primo campo estivo dedicato alla narrazione per ragazzi dai 14 ai 16 anni, prende forma e tra poco più di due mesi sarà reale.

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