abbiamo chiuso il girotondo

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Ce lo chiedi quando siamo soli, i tuoi fratelli due passi avanti, o sul divano a guardare la tv. Ci vieni vicino, a me e a papà, e con la tua aria sicura ci dici “siamo soli, adesso potete dirmelo: chi è il vostro figlio preferito?”

Tu sei il figlio che mi stupisce di più, con la tua sicurezza, una fiducia nelle tue possibilità serena, di chi sembra non aver bisogno di dimostrazioni.

Tu sei il l figlio che mi scioglie con le sue tenerezze gratuite, con le sue attenzioni verso gli altri e la sua generosità inaspettata. Quello che al mattino si sveglia e con gli occhi chiusi mi dice “mamma sei bella”.

Tu sei il figlio che mi fa ridere di gusto con la sua ironia naturale e adulta, che coglie la nota diversa in una melodia e sa metterla al centro di una battuta, svelando che le cose si possono sempre osservare da almeno due punti di vista: quello frontale e piatto oppure quello laterale, ironico e dissacrante. Sembra incredibile che questa capacità sia in un bambino di 8 anni, ma tu sei sempre stato dotato di tempi comici in modo spontaneo.

Se tuo fratello è stato la meraviglia della scoperta, tua sorella la forza dirompente, tu sei il cerchio che si chiude, l’elemento che collega il girotondo. Sei il fratello che sa tenere gli altri per mano e sa unirli, rivelargli quell’amore che a volte non si sanno mostrare.

Non ho un figlio preferito, ne ho tre. Perché siete tre cose diverse e una cosa sola. Oggi è la tua festa e tu sei il centro dei nostri pensieri, perché 8 anni fa ci hai preso per mano e abbiamo chiuso il girotondo. E siamo stati bene, nella nostra famiglia.

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la mamma che sei

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Oggi ho visto mamme lasciare i loro figli rotolarsi su un prato in discesa, che poi tutti lo sappiamo che sono quelli migliori, perché quando ci si gira e rigira in questa giostra naturale terra e cielo si toccano, si confondono, si abbracciano.

Oggi ho visto mamme preparare piatti di insalata di pasta per i loro figli e tenere bicchieri mentre loro correvano a giocare a pallone. Ho visto mamme raccogliere la stessa insalata di pasta caduta per terra e pulire le mani dalla polvere dei gessetti.

Oggi ho visto mamme far finta di non vedere la quarta fetta di salame entrare nel pancino di una bimba golosa e vivace, che il no non è che non lo ascolti. Semplicemente non lo sente.

Oggi ho visto mamme dividersi tra i figli, sgridare chi ha appena spinto il fratello, ma dire subito dopo che di solito è lui a prenderle e a volte gli capita di perdere la pazienza. Oggi ci sono state delle mamme che hanno pensato ai miei figli, per quanto non fossero lì con noi.

Oggi ho visto mamme parlare tra loro e occuparsi di tutti i figli che erano lì intorno, senza preoccuparsi che fossero i propri. Ho visto mamme rinunciare all’ultimo pezzo di melone per darlo alla figlia che aveva appena scoperto quanto fosse buono.

Oggi ho visto bambini correre felici, abbracciarsi e gioire per un gol, saltare in braccio a un’altra mamma che non è la loro per salutarla, chiedere insistentemente se potevano prendere anche loro una piantina, stare bene ed essere felici per il solo fatto di stare insieme.

Oggi ho visto mamme, papà, nonni, zii, bambini e amici dedicarsi del tempo e delle cure. Ho visto persone legate le une alle altre, la manifestazione concreta di quella comunità educante che accoglie i compiti e le responsabilità che arrivano con gioia e naturalezza, con la generosità di chi restituisce quello che ha avuto.

Oggi ho avuto ancora una volta la dimostrazione che non importa, mamma, se sei stanca: non pensarci e crea occasioni per stare insieme, sono quelle che ti daranno energie domani. È con gli altri, col loro aiuto e il loro confronto, che puoi essere la mamma che sei.

avanti c’è posto

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Quando la mente è quasi sgombra di pensieri, quando puoi lasciare spazio libero senza sentirti in colpa per aver lasciato indietro qualcosa, quando i pensieri sono normali e non pieni di ansie e di dubbi, allora anche il corpo può seguire un ritmo intenso.
Quando sei sereno, almeno per due giorni consecutivi, e il telefono che suona non ti fa presagire alcuna sventura, in 48 ore possono starci davvero mille cose.

Un lavoro ad incastro, in cui devo concentrarmi per capire e scrivere, per parlare di salami anziché di autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. E quando riesco a mettermi in cucina, con la musica nelle orecchie per isolarmi dal resto della famiglia che intanto fa i compiti o gioca, riscopro che scrivere, che sia di prosciutti o di cilindrate di auto, è davvero una cosa bellissima, che mi lascia piena anziché svuotata.

Una corsa in un pomeriggio perfetto, quasi primaverile, con un cielo talmente azzurro che sembra colorato col pennarello. Una passeggiata di ritorno verso casa senza la fretta di arrivare perché il sudore mi si sta congelando sulla schiena. La consapevolezza che sono fatta per stare all’aperto, che respirare il vento e il sole, vedere le foglie e sentire il rumore dei miei passi sulla terra mi mette pace e serenità.

Una festa tutta home made per Lucia, preparando la pizza con le sue amiche, ballando sulla musica di just dance con delle 10enni che mi chiamano quando è il mio turno. Pensare che troppe femmine tutte insieme non sono tanto in grado di sopportarle, ma che organizzare una festa per la mia ragazza è importante, perché sono convinta che questi momenti saranno parte dei suoi ricordi quando sarà grande. Perché io ricordo le mie di feste, mia mamma che accoglieva i miei compagni, le foto fatte con mia sorella e le mie amiche, i bernoccoli in testa dopo aver battuto contro lo spigolo o per terra.

Quando la mente è sgombra, quando il cuore si concede un po’ di leggerezza, il corpo lo segue e riesce a fare salti mortali senza affaticarsi. E la settimana, forse, può iniziare col piede giusto.

alcune cose più belle

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Come in ogni Natale ci sono state tante cose belle, ma alcune più belle.

Mio papà seduto a tavola con noi, al suo solito posto, di fianco ai consuoceri. Non è che gli altri siano stati meno importanti, ma ho avuto paura che lui non ci sarebbe stato più nei nostri pranzi di Natale e invece c’è e tutto è più bello di prima.

Il tifo e le indicazioni urlate al nonno cieco, per aiutarlo a pescare una caramella nella macchinetta come quella delle giostre. Suggerisco una nuova specialità delle Paralimpiadi per la prossima edizione.

La gioia dei nonni nel dare a Jacopo il regalo che chiede da un paio d’anni e che finalmente i suoi genitori bacchettoni hanno concesso. Lui lo sapeva già che quel regalo sarebbe arrivato, non perché avesse particolare fiducia in noi, ma perché il nonno non ha saputo mantenere il segreto. E i regali più belli, quelli desiderati più a lungo, è giusto che li facciano i nonni.

Parlare con mia suocera con calma, di contrasti e difficoltà tra le persone. Parlare, non solo di logistica e di organizzazione familiare, ma di come stiamo, di sensazioni, di pensieri.

Mia nonna a casa mia fino quasi a cena, col suo sorriso e i suoi occhi sempre più piccoli, le sue frasi estemporanee e la consegna dell’unico regalo che ha scelto lei: un profumo per mia cognata. Perché è così che si fanno i regali, non a tutti indiscriminatamente, ma a qualcuno a cui abbiamo pensato.

Diego che gioca coi nonni a un gioco di società e fa le parti di tutti, Lucia, Anna e Matteo che giocano tutti insieme, senza mai litigare e lamentarsi.

Le telefonate importanti, quella di chi finalmente fa il nonno e si trova la mattina di Natale a passeggio col nipote e quella con la mia amica, a sera tardi, quando si sdraia sul divano dopo che tutti sono usciti da casa sua. La sua stanchezza e la sua soddisfazione. I messaggi con le foto delle due amichette che colorano i giochi che hai scelto per loro.

La presenza di Eva, nuovo angelo custode della nostra famiglia, con la sua storia diversa dalla nostra, la sua lingua diversa, le sue feste diverse. Perché non è la somiglianza nella lingua, nelle storie o nelle tradizioni religiose e culturali che ci rendono vicini. Ma la voglia di conoscere, dialogare, ascoltare e incontrare gli altri.

 

sono stata festeggiata

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Sono stata festeggiata, anche domenica scorsa. Anche durante la festa a sorpresa che mia sorella, mia cognata e le mie due amiche (oltre a mio figlio grande e a mio marito) hanno organizzato per i miei 40 anni (che ancora non ho compiuto, ma ho avuto l’ardire di nascere tra Natale e Capodanno e sono abituata alle feste anticipate).

È stata una festa piena di persone, con tutti quelli che sono parte della mia vita, di oggi, di ieri. Con amici che non vedo e non sento da mesi ma che hanno un posto nel mio cuore. Ma non è stato tutto solo in questa festa. Che è stata meravigliosa, al di là di quello che potessi aspettarmi, organizzata alla perfezione e con un impegno talmente grande che penso non basteranno i prossimi 40 anni per ringraziare il comitato organizzatore.

Sono stata festeggiata durante tutti i 40 anni prima, quelli passati. Sono stati una festa grazie alla famiglia che mi ha messa al mondo e a quelle che mi hanno accolto da subito, come una figlia di cui non hanno mai smesso di prendersi cura. Sono stati una festa grazie a tutti gli amici che ho incontrato, le persone speciali con cui ho condiviso tante cose: dagli intervalli al liceo alle attività coi lupetti, dagli esami all’università ai capodanni al mare, dal lavoro ai traslochi d’ufficio, dalle vacanze in campagna ai cesti di dolci e coccole che arrivavano quando succedeva qualcosa di speciale nella mia vita, dai matrimoni ai divorzi, dalle nascite alle morti. Sono stati una festa grazie alla famiglia che mi ha accolto e mi ha inglobato e adesso non c’è più distinzione tra quella da cui sono arrivata e quella più grande in cui sono approdata e che ho contribuito ad allargare con Flavio. Sono stati una festa grazie ai miei figli meravigliosi, al grande che sa così bene tradurre i pensieri in parole e che mi commuove, alla mezza che salta entusiasta ed è instancabile, al piccolo che non sapeva niente e si è emozionato più di me. Sono stati una festa grazie al mio compagno di viaggio, che sa ascoltare e accompagnare, sa lasciare spazio e occuparlo con naturalezza e discrezione.

Sono stata festeggiata per 40 anni e a volte non me ne sono accorta. A volte ho dato per scontato che tutto fosse normale, a volte ho pensato di non meritare festeggiamenti, a volte (molte) non ho restituito in proporzione a ciò che ho ricevuto. Grazie perché mi avete ricordato tutto questo, mi avete fatto vedere, in una giornata, la mia vita passare davanti ai miei occhi: è bellissima, non ne avrei voluta un’altra.

mio papà

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Mio papà aveva una macchina che a me da piccola sembrava enorme, gialla come una banana, come i taxi e infatti giocavamo a fare “taxi giallo senza ritorno” con mia sorella e le mie amiche al mare.

Mio papà ci portava in piscina il sabato mattina mentre mamma era a scuola; quando finivamo nuoto andavamo a prendere mamma e mangiavamo le ciambelle con lo zucchero che vendeva nello stanzino la bidella.

Mio papà aveva un bloc notes sul comodino per prendere appunti quando si svegliava di notte e aveva avuto un’idea o aveva pensato a qualcosa da fare.

Mio papà ci faceva le foto in vacanza e ci metteva un’eternità, facendoci mettere in posa proprio come voleva lui. Non so se poi fosse soddisfatto delle foto, noi di sicuro eravamo insofferenti.

Mio papà dopo pranzo sapeva dormire ovunque, anche su una panchina. E spesso si metteva in faccia un fazzoletto, una maglietta, qualsiasi cosa che lo riparasse dalla luce. Dopo 30 anni la mia amica mi ha raccontato che si chiedeva se lì sotto respirasse.

Mio papà lavorava in un posto in cui facevano delle fiere e delle mostre bellissime. Noi andavamo a vederle tutte, da expo vacanze a quelle delle macchine per tagliare i blocchi di marmo. Raccoglievamo depliant e volantini di ogni genere e poi mangiavamo il toast, fast food degli anni ottanta, nel suo ufficio.

Mio papà quando è morta sua mamma mi ha portato alla camera ardente e mi ha detto “la nonna sta dormendo, salutala”. Quando è morto suo suocero e siamo corsi in ospedale mi ha detto “non era solo mio suocero, era mio amico”.

Mio papà mi ha insegnato che le battaglie si vincono con cocciutaggine e disciplina, anche se a volte anche lui ha bisogno di un aiuto per tirarsi su.

Io e mio papà siamo diversi e non sempre lo capisco. Ma quando sono riuscita ad accettarlo per com’è ho scoperto che il bene che gli voglio va al di là delle differenze.

Auguri papà, continua a camminare con me.

qualcosa da festeggiare

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Ci sono alcuni buoni motivi per cui essere una donna sia qualcosa da festeggiare.

Potersi mettere gonne corte, sandali e vestiti senza maniche alle cerimonie d’estate, mentre gli uomini sono ingabbiati in pantaloni lunghi, scarpe chiuse (e calze), camicia, cravatta e giacca.

Avere un motivo per cui essere nervose e avercela col mondo una volta al mese. Il nervosismo e l’odio verso il genere umano, animale e vegetale rimangono, ma almeno siamo giustificate.

Scegliere l’abbigliamento a partire da un dettaglio, che agli uomini potrà sembrare insignificante, ma che le altre donne noteranno di certo: delle scarpe bellissime e con un tacco sproporzionato; una collana con conchiglie e perline che sa di mare e di vacanze; uno smalto rosso scuro o un rossetto nuovo.

Notare le prime gemme sugli alberi, l’odore di primavera, le giornate che si allungano quando ancora tutti i maschi di famiglia usano giaccavento e scalda collo e di anno in anno non ricordano i nomi delle piante che sono appena fiorite sul balcone.

Preparare la valigia mettendo nel beauty smalti di colori vivaci e decidere con quale iniziare le vacanze.

Non tingersi mai i capelli, perché qualche filo bianco aggiungerà fascino e carattere a una donna che non ha paura del tempo che passa. Oppure arrivare a 70 anni con una chioma rosso tiziano, perché quello è il colore che ci si sente bene addosso.

Sentire la vita che si muove dentro di te, quando gli altri da fuori non vedono ancora niente.

Provare solidarietà per una donna che esce da un supermercato con mille borse e un bambino per mano, per una ragazza che sul pullman cerca di evitare qualcuno che si appoggia sul suo fondo schiena, per una madre che guarda il suo bambino nell’incubatrice e combatte con lui.

Ci sono ancora mille altri buoni motivi per cui essere una donna sia qualcosa da festeggiare.