metamorfosi

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– Mamma sono invitato alla festa di compleanno di M., ma sarà alla sera in pizzeria. Posso andare? –

– Credo di si Jacopo, ma devo sapere quando, dove sarà la festa  e altre cose logistiche –

– Si, ma io devo dirglielo se vado –

– Ma non posso dirti di sì senza sapere nulla. Dai a M. il mio numero di telefono e dille di farmi chiamare dai suoi genitori –

La telefonata poi è arrivata. La festa era effettivamente in pizzeria, quella sotto casa nostra, una sera in cui Flavio e io abbiamo teatro e i nonni vengono a guardarci i ragazzi. Gli invitati saranno 6.

– Il papà di M. mi ha chiamato, se vuoi puoi andare alla festa –

– Si, io ci voglio andare. Lo sai che sarò l’unico maschio? –

– Davvero? –

– Si. Mamma mia, solo con le femmine… –

– Non sei obbligato ad andare –

– No, io vado d’accordo con loro –

Il giorno della festa arriva, io sto per uscire e do istruzioni a Jacopo: mettiti i jeans e non la tuta, cambia la maglietta sudata che hai tenuto tutto il giorno, prendi i soldi (- Ma ha detto che ce la offre lei – – Tu portali lo stesso, non si sa mai -), prepara il biglietto coi numeri di telefono dei nonni per i genitori di M. che ti riporteranno a casa, prepara il regalo attaccato alla porta così non lo dimentichi (in libreria – Jacopo, ti fai fare un pacchetto? – – No mamma perché voglio leggerlo anche io quel libro, prima lo leggo, poi glielo do, tanto ho tempo – – Ecco, non è carino regalare un libro già letto. Facciamo così: quando lo apre le chiedi se dopo averlo letto te lo impresta – – Buona idea -). A un certo punto, seduto sul divano che legge senza sollevare la testa mi dice

– Certo che uscire alla sera per una festa è una roba da grandi –

Ha ragione, è proprio una roba da grandi.

Torniamo a casa alle 23, 20 e lui è arrivato e dorme già. Mentre salutiamo i nonni si alza e arriva in soggiorno.

– Ho la nausea e mal di pancia e poi non riesco a dormire –

– Vai a letto che ti faccio un po’ di coccole –

Dopo un po’ faccio per andare via e sento che si lamenta.

– Cosa c’è? –

– È che non sto bene, ho la nausea, non riesco a dormire –

– Vuoi che mi metta un po’ nel letto con te? –

– Se vuoi si –

Abito con un essere che sta vivendo la sua metamorfosi. Spero non diventi uno scarafaggio (come quello che avevo sulla maglietta con un passo di Kafka), ma una farfalla. O qualcosa di simile.

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educazione in vacanza

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I giorni delle feste sono giorni difficili per l’educazione dei figli. Perché le regole che non avevano bisogno di richiami e di ritorni alla memoria, quei comportamenti che bastava uno sguardo per far tornare a essere solo intenzione e non realtà, improvvisamente si slatentizzano e tornano alla ribalta, prepotenti e inarrestabili, come se i mesi passati non ci fossero mai stati.

Quei bambini che stavano seduti a tavola finché la cena non era finita adesso si alzano per qualsiasi motivo, non solo al 20esimo antipasto del pranzo di Natale, ma appena i loro sederini toccano la superficie della sedia, come se ci fosse una calamita al contrario che li costringa ad alzarsi immediatamente.

I bambini di cui non ti dovevi preoccupare per ciò che c’era in tavola da mangiare si sfondano di pane e grissini perché delle 15 portate nessuna è di loro gradimento. E non parlo solo dell’insalata russa o dei gamberetti, ma di agnolotti burro e salvia e dell’arrosto. Sono talmente inappetenti che arrivano a scegliere di mangiar gli spinaci per tre giorni di seguito.

Se durante l’anno non ci sono regali per i bei voti, premi per la gara di ginnastica, acquisti casuali nella cartoleria di fronte a scuola e hai cercato di educarli alla sobrietà delle richieste, di fronte al cugino vestito da Babbo Natale, con 4 pacchetti in mano, riusciranno a dire “ma non ce ne sono più di regali per me?” o ancora peggio “che brutto questo gioco”, con tuo enorme imbarazzo e senso di sconfitta.

Voglio pensare che sia un male comune a molte famiglie e che la soluzione possa essere quella di comprare un biglietto last minute anche per la mia mania di controllo. Chiudo gli occhi e le orecchie per qualche giorno, vado in vacanza anche io.

imbucati a una festa

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Apri l’armadietto della scuola materna e un biglietto attaccato all’interno ti fa piombare nel panico: una festa di compleanno, da incastrare in uno dei weekend multitasking che ogni famiglia multifigli e socialmente attiva è capace di produrre.

Se conosci il festeggiato e la sua famiglia devi ritenerti fortunato (questa volta è facile, si tratta della vicina di armadietto, so anche come sono le ciabattine che usa a scuola), altrimenti inizierai con discrezione a indagare con gli altri genitori, giocandoti proprio all’ultimo giorno la carta maestre.

Ieri sera a cena, comunico a Flavio l’impegno imminente:

– Domenica c’è la festa di S. compagna di Diego, in via XY –

– Cosa c’è in via XY?

– Non lo so, credo una ludoteca –

– Secondo me è il posto della festa in cui siamo andati da imbucati quando Jacopo faceva il nido, ti ricordi? –

Come dimenticarlo. C’è stato un tempo (breve, brevissimo) in cui   ho gioito per un biglietto messo dentro l’armadietto.

Jacopo aveva 1 anno e mezzo o poco più e da qualche mese andava al nido. Ci affacciavamo come genitori e famiglia nell’istituzione scolastica e sognavamo di poter costruire relazioni di scambio con altre famiglie, di costruire una “comunità educante” che avrebbe cresciuto insieme i cittadini di domani. Un giorno aprendo l’armadietto trovo un biglietto: il nostro primo invito a una festa, un sabato pomeriggio. Non conosco i bambini festeggiati (sono 2), ma sul biglietto c’è scritto Jacopo, quindi è proprio per mio figlio. Torno a casa contenta, convinco Flavio che dobbiamo andarci, perché è così che si iniziano a conoscere le altre famiglie. Vado a comprare due regali, libri cartonati con un buco al centro in cui puoi infilare il viso e diventi il passeggero di una nave, di un aereo, di un pullman.

Il sabato ci presentiamo puntuali sul luogo della festa, una ludoteca. Entriamo e non conosco nessuno, ma d’altronde mica è facile ricordare le facce dei genitori davanti agli armadietti. Ci aggiriamo con aria incerta e cerchiamo volti amici. Però qualcosa mi fa sospettare che ci sia la fregatura: i bambini sono più grandi di nostro figlio, saranno anche i fratelli maggiori, ma sono venuti solo loro? Alla fine prendo coraggio e chiedo a quella che sembra la mamma di uno dei festeggiati se è la festa giusta. E scopro che la festa è quella giusta, ma noi non eravamo invitati. Un bambino del nido ha un fratello maggiore che si chiama Jacopo a cui per errore è caduto l’invito proprio davanti al nostro armadietto. Qualcuno l’ha trovato per terra e l’ha infilato dentro l’armadietto dello Jacopo più vicino, appunto mio figlio.

Sorridiamo, ci scusiamo per l’errore e giriamo i tacchi, riportandoci a casa i regali, perché mica puoi lasciare a una bambino di 6 anni un libro adatto per uno di 1 anno e mezzo?

Flavio non ha ancora superato il trauma (e quindi domenica sarò io ad accompagnare Diego alla festa di S.).

è qui la festa?

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C’è quella che non può allontanarsi dal bambino e ti racconta che non lo lascia dormire a scuola perché vorrebbe sempre stare con lui e ti chiede com’è possibile che tu invece non provi terribili rimorsi per non stare sempre con loro.

C’è quello (perché spesso è un papà a trovarsi in questa situazione) che lavora tutta la settimana fuori città e si ritrova un venerdì pomeriggio ad una festa di compleanno di una amico di 4 anni del figlio e a fine festa ha bambini che gli saltano sulla testa, non si sa se per amore dei piccoli o per enormi sensi di colpa da quietare nell’unico modo in quel momento possibile.

C’è quella che appena arrivata a una festa abbandona il piccolo al primo adulto mediamente conosciuto e scappa via per improcrastinabili impegni (e ammetto di averlo fatto anche io, in alcuni casi, più per la fatica di stare con gli adulti in quella situazione che con il figlio di turno).

C’è quella che saluta con lentezza, sorride con lentezza, riempie il bicchiere del figlio con lentezza, arriva con lentezza e se ne va con altrettanta lentezza (praticamente tra il saluto di arrivo e quello di partenza c’è solo una piccola pausa per due patatine).

C’è quella che nonostante i mille problemi, la fatica, una vita avversa (avversa alla vita stessa a volte), sorride e canta pure nelle difficoltà (e ti aiuta pure a riordinare a fine festa).

Delle feste dei bambini, a volte, le cose più divertenti sono i genitori. Evviva le feste dei bambini.