culodritto

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Sto preparando l’ennesima borsa per un viaggio dei miei figli. Questa volta è piccolissima, con dentro solo poche cose: magliette, costume, biancheria. Il resto del viaggio, Lucia, lo passerai in tuta o più probabilmente in body e scalza.

Buon viaggio amore mio. Porta con te tutta la tua leggerezza per volare tra le parallele e saltare oltre gli errori. Porta le tue battute sempre spiazzanti e ironiche per superare la paura di questa cosa nuova e l’imbarazzo di non sapere se sei in grado di farla.
Porta il tuo stupore e la tua intelligenza che ti permette di interpretare le situazioni senza bisogno di parole, dette da te o da altri. Porta il tuo senso pratico e la tua autonomia, la tua capacità di cavartela sempre, di tornare in piedi dopo una caduta, di camminare anche se hai preso una storta alla caviglia.

E porta anche le lacrime, quelle che a volte escono esagerate e inattese. Usale se ne hai bisogno per far scendere la temperatura interna, se hai dei rospi da buttar fuori che ti saltano nello stomaco. Dopo, i tuoi occhi saranno più puliti e vedrai meglio il sole.

Un paio di anni fa, per il tuo compleanno, ti ho comprato un libro che non ti ho mai dato. Non è una storia, è una canzone di un padre alla propria figlia. È la trasposizione in parole di quell’emozione che noi genitori proviamo di fronte a voi ragazzi: quel misto di paura e onore, quell’idea che siete molto più dei nostri errori, di quello che vi abbiamo dato, di quello che avremmo osato sperare, di quello che pensavamo di meritare. Vola Culodritto, dove nessuno di noi ha mai volato, sicura e forte nella consapevolezza di quella che sei. Io sto a casa, a terra, e ti guardo librarti, ti guardo crescere e scoprire il mondo. Ti guardo e preparo il nido, per quando tornerai a riposarti.

Buon viaggio amore mio. Sono orgogliosa di essere la tua mamma.

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senza mezze misure

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Oggi andando a scuola, Lucia racconta alla cugina un libro che le ha letto la maestra in classe.

– Il libro si chiama Cipì e parla di un uccellino, cioè di un uccello che l’ultimo dei suoi piccoli voleva chiamarlo Cipì e allora l’ha chiamato Cipì. Scusa se voleva chiamarlo così, perché non poteva? E poi uno che non gli piacevano gli uccelli, un uomo… –

– Dì un tizio, non un uomo –

– No, voglio dire un uomo. Un uomo che a lui non gli piacevano gli uccelli … –

– Ma devi dire un tizio, non un uomo – ritorna sulla questione la cugina.

– Io voglio dire un uomo. Allora, un uomo che non gli piacevano gli uccelli… –

– Ma è meglio dire un tizio –

Non ce la faccio più e anche se so che nei discorsi dei piccoli non bisogna infilarsi perché se la devono sbrigare tra loro e perché seguono una logica che tu adulto non puoi capire, intervengo.

– Ragazze, continuate a ripetere la stessa cosa. Tu A. non interromperla più e tu Lucia vai un po’ avanti nel racconto, altrimenti non si capisce la storia –

– Alla fine si sposano –

La ragazza non conosce le mezze misure.